I Times Of Orchid sono un animale musicale indefinibile. L'anagrafe musicale cui virtualmente li iscriveremmo, li vede aver i natali in quel di New York, non più tardi del 1999. Ci hanno messo 4 album prima di arrivare all'odierno Namesake Caution; 3 dei quali autoprodotti e, l'ultimo, per John Zorn (Tzadik, 2005). Se solo si cercasse di stabilire quali padri putativi ha il suono di siffatta band, temo che si dovrebbe cominciare, senza peraltro sapere quando finire, un catalogo di più che mozartiana memoria. Sleepytime Gorilla Museum e Kayo Dot son certo fratelli di sangue dei nostri. L'attitudine a mescidare heavy metal, Rock In Opposition e prog dei 70s ha radici comuni in questo manipolo di band. Partendo ancora da più lontano ci sono anche Blind Idiot God, Negativland, Fred Frith, Thinking Plague, Yes, Beach Boys, Shudder to Think. E se ognuno di loro avesse poi deciso di cimentarsi col repertorio di tutti gli altri, scivolando via via in attitudini neo-wave di vario tipo (no, new, now) e prog in genere, allora ecco cosa avrebbero partorito: Namesake Caution. Stupefacente nell'incrociare l'inincrociabile. Un pezzo quale The Only Thing sfalda le svenevolezze shoegaze fatte proprie in una melodia davvero bellissima. Corale per giunta. Come se i Mamas & Papas e i Manhattan Transfer volessero dar di matto assieme. O ancora l'iperfratturata (nel ritmo) Gem (gli Art Bears in una cover dei suddetti Manhattan Transfer?). O ancora Crib Tinge To Callow, pazza come dei My Bloody Valentine al cimento con lo Zappa caustico di Roxy And Elsewhere. Attenzione comunque: ogni canzone è una svolta. Ed ogni svolta ha il suo bel tornante in agguato. Occhio a dove mettete i piedi. Questo è un bel campo sì... Ma minato!
(7.0/10)
Scheda: Time Of Orchids
Pubblicazione: 01 Dicembre 2007
File under: Prog rock
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