Un’anima dal profondo mare nero dell’elettronica. Oltre il confine doppiozero. Lui da vent’anni si nasconde a stento nell’ombra: a stento, perché le sue intuizioni scottano. Lui è il produttore tedesco che l’anno scorso ha contribuito al boom di TBA. Lui è uno che professa in verbo minimal, assieme al suo amico Richie Hawtin. Lui sperimenta e costruisce strumenti dall’alto della ribollente ghiaccio fuso Max Ernst.
Il nuovo album è una visione che esplora la voce, un colpo da brivido. La voce da una parte e il glitch dall’altra. Niente techno, niente club. Questa volta parliamo di sperimentazione, infarcita delle sensazioni –brividi sottopelle- assorbite dopo le onde di Bristol e del fenomeno trip-hop. Oggi rivisitate dopo il dubstep. Per uno come Brinkmann, abituato a remixare le tracce più eterogenee e a mutare i suoni con strumenti home-made, la scelta è infinita. L’eterogeneità non è più una qualità, bensì un golem cui fuggire per non disperdersi, per non perdere la rotta.
Nelle tracce di When Horses Die… il Nostro si è autolimitato fra pochissime coordinate, fra paletti essenziali, fra mura che non sono a specchio, che non riflettono più laser o strobo: questa volta proiettano l’anima blues. Sembra strano parlare di blues, ma l’essenza è quella, sapientemente contaminata dalle minimaldiavolerie di sintesi. L’introduzione con il pianoforte chiama un duetto con l’ultimo David Sylvian, Spiral è una ballad degna del migliore Nick Cave, Birth & Death un ostinato che mescola le pulsazioni dei Suicide rallentate in un dub-rock darkissimo post-Tricky, Meadow ha una coda wave che i Depeche Mode si sognano e la canzone che dà il nome all’album rappresenta l’equilibrio perfetto tra voce cool ed elettronica.
Un minimalismo astratto che non coinvolge più solo le macchine, ma che innesta la voce e il mito blues nell’elettronica. La nuova via che ritrova le armi vecchie, i circuiti succubi dell’acustico, il tempo che si rallenta e ci dilata. Ancora anima, stavolta senza filtri. Una sorpresa che scalderà i cuori dei clubbers più puri e che farà meditare più di qualche rocker sulle possibilità dell’elettronica, questa volta calda come non mai. Ballate che ci accompagneranno per tutto il freddo inverno. Un ceppo duro a spegnersi(7.5/10)
Scheda: Thomas Brinkmann
Pubblicazione: 01 Marzo 2008
File under: glitchblues doomtronica
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