Onde e oscillazioni, insistenti, durature, ipnotiche, oscure. La si può fare semplice; eppure lo stupore (e perplessità) di chi presenziò al Bananamoon di Firenze in quell’inverno 1979 rende necessario un discorso un po’ più complesso.
Reset. Un’etichetta di ristampe può agire per alcune vie. Può opportunamente rimettere in circolazione cose esaurite dai cataloghi, oppure fare della ricerca, e attuare dei meccanismi di associazione inedita tramite la ripubblicazione; oppure ancora, può incaponirsi su una scena, e risfoderarla. Sapete già, se ultimamente siete stati attenti, quale scelta ha fatto la Spittle Records; ma oggi andiamo un po’ oltre il manifesto programmatico dell’etichetta filo-post punk italiano. Oscillator dei Neon è infatti un preziosissimo ritorno, sì, ma soprattutto una nuova possibilità di conoscenza che ovvia finalmente a una cassetta irrecuperabile – a documentare la prima apparizione dal vivo del duo proto-industrial dal nome luminescente e artificiale, prima ancora del suo primo singolo; una fotografia con almeno due punti di forza. Il primo filologico, anzi metafilologico, cioè di una filologia di secondo livello. Già allora si faceva una operazione di modernariato, andando a pescare dal kraut più oscuro e meno “suonato”, attraverso il synth analogico d’annata, “rinnovato feticcio post-punk”, come afferma giustamente Vittore Baroni nello splendido articolo contenuto nel booklet. Lo si faceva in Inghilterra, con pose mitteleuropee a sperimentare le possibilità delle paste sonore di quegli oggetti borborigmatici – un nome su tutti? I Cabaret Voltaire, come dimostrano le raccolte delle loro prime produzioni.
Ma a quanto pare questo avveniva, tra Settanta e Ottanta, anche a Firenze, capitale insospettabile per altri versi; pensate che, a sostegno della natura proto - di questa uscita, la registrazione fu curata da Massimo Michelotti e Maurizio Fasolo, di lì a poco – con Alex Spalck – più noti col nome Pankow… Ma un altro valore indiscusso di Oscillator è la trance indotta da questa musica, minimalista nel senso – solito, per certi ambienti – che va da Tony Conrad alle micro-wave dei Novanta. Un magma immaturo che ribolle lento in lunghe tracce che mai iniziano e mai finiscono, ma avvengono, ambientali e protagoniste insieme, come una prova ingegneristica che rivela il suo impatto musicale. Onde e oscillazioni…
(7.5/10)
Scheda: Neon
Pubblicazione: 01 Novembre 2008
File under: Proto industrial, elettro
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