Quanto c’è di minimal nel dubstep? Per rispondere alla domanda (come vedremo, probabilmente deviante) basta ascoltare la nuova compilation di Mary Anne Hobbs, storica DJ di BBC Radio 1. Dopo la fondamentale Warrior Dubz del 2006, questa nuova Evangeline ci presenta la scena underground che muove e scuote le basi del ritmo da club più oscuro. Anche se unmixed, la raccolta si rivela costituire un tassello su cui molti avevano già elucubrato in questo 2008 post-minimal.
L’elettronica da club è ormai protesa sul grime (vedi la profezia Autechre) e queste sedici tracce ne sono la riprova attualissima e viva. Se è pur vero che ci sono ancora personaggi ancorati al suono londinese delle origini, senza fronzoli e grazie (Darqwan e Unitz su tutti), assistiamo anche a degli innesti che qualche anno fa sarebbero stati impensabili.
iTAL tEK che alza la guardia techno, la trip-step cui hanno rinunciato i Portishead rinnovata da quella bomba downtempo che è Done di Dakimh, lo spettro incombente dell’ambient con Ben Frost e con il ricordo Warp di Boxcutter, la minimal con il giovane condottiero Pinch, il post-ragga acid di Magnetic Man e la spettacolare incursione nella trance di Surgeon. In più ci sono sempre in prima linea le voci, la lezione di Benga rivista nella visione horror che è il beholder di Way Of The Gun e il ricordo puramente dancehall nel featuring di Uncle Sam in Up in the VIP.
Dubstep confermato ancora una volta come ‘colla’ di questi anni zero elettrici. La minimal non esiste più, se non trasfigurata e rimiscelata nel cocktail che prevede continue variazioni. I segnali di completo distacco dal suono di Berlino ce li abbiamo davanti agli occhi; per chi non avesse ancora capito l’antifona, il minimalismo è diventato lo specchio di se stesso nei suoi figli più nobili. Il dubstep è uno di questi: ha capito la lezione krauta e l’ha fatta sua. Absolut dubstep nelle vene.
(7.3/10)
Scheda: Mary Anne Hobbs
Pubblicazione: 01 Giugno 2008
File under: Minimal step
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