Recensione
Self Titled Let’s Get Lost
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hard rock, garage Voti redazione e staff

Let’s Get Lost

Self Titled

Infecta

Va bene, i ferraresi Let’s Get Lost sanno fare rock. I riff sono metallici come Dio comanda, i ritmi ben oliati, la voce pindarica e rasposa al punto giusto. Però questo disco eponimo suona spesso come un esercizio di stile. Nostalgia nostalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi.

Qualcuno scomoda l’esplosione blues di Jon Spencer. Altri gli One Dimensional Man. La verità è che tra queste nove tracce si sente uno sferragliante hard rock vecchio stampo. La band sembra avere la cura certosina di un amanuense che cerca di ricalcare con precisione storica e fedeltà sonica un genere che sta a metà strada tra lo stoner e il garage. Sweat Song con la sua selvaggia messa in scena del rock’n’roll (ritornelli corali incalzati da una sezione strumentale rocciosa da far paura). La classicità ruffiana e radiofonica di Shock Tv, un pezzo buono per tutte le stagioni. L’atmosfera ansiogena di I Can Hardly See, brano notevole che per un attimo rimanda all’assordante epicità dei Soundgarden dei tempi andati.

I Let’s Get Lost danno l’impressione di prediligere il vestito amarcord alla sostanza delle composizioni. È stato detto però più volte che non è lo stile ciò che importa, ma quello che si racconta. Sono tanti i gruppi che fanno cose valide usando linguaggi pieni di ragnatele. Tutto sta nell’accettare o meno le regole del loro gioco. Una volta chiarito questo punto, ascoltare i Let’s Get Lost potrebbe regalare la soddisfazione di tante magliettine nere grondanti di sudore. Occhio però che senza un ricambio a portata di mano c’è il rischio di ammalarsi alla prossima occasione.

(6.2/10)

Pubblicazione: 01 Marzo 2008

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