Ancora profondo dubstep. Ancora leggerissima e invisibile ambient. I due mondi collidonno e il botto partorisce un nuovo disco in quest’anno decisamente esploso di ambienti hypertech pieni di bassi rarefatti e di echi sintetici. Il nuovo divo da cameretta e/o club (sì perché ormai la cultura nerd è sul palco di qualsiasi set che si rispetti) si chiama iTAL tEK e arriva direttamente dall’etichetta che tempo fa ha sfornato un campione del calibro di Boxcutter (tanto per fare un nome notevole).
Già pompato dalle uscite di singoletti che hanno fatto impazzire i fanatici del dubstep e ultimamente anche dalla guru radiofonica Mary Anne Hobbs nella sua compilation-monstre Evangeline, il ragazzo Alan Myson se ne esce con un album che adora e tributa ovviamente gli Ambient Works di Richard D. James: una devozione per il mood onirico impastato di voci provenienti direttamente dalle genialate di Steve Reich (White Mark assonante con Proverb). Il substrato si rivela ben presto derivare dalla scuola Mu-ziq acida e poderosamente ‘on the beat’: un ultramodernismo che sta virando verso la definizione di classico (per qualcuno addirittura già baroccheggiante).
I bassi pompatissimi e sporchi di glitchy noise (Bloodline appunto è l’eredità dell’etichetta, il patto di sangue da seguire), i tunnel deep in slowmotion per il nuovo film di David Lynch (l’opener Cyclical è quello che hanno in potenza gli Autechre), gli spostamenti improvvisi da cassa a cassa, trucchi trucchi e ancora trucchi raffinatissimi che non ci si aspetta così limati, così puliti. Cosa resterà di questi anni dubstep? iTAL tEK scaglia un macigno pesante da Brighton. Seguiranno frane e terremoti, ovviamente ‘strictly underground’.
(7.2/10)
Scheda: iTAL tEK
Pubblicazione: 01 Maggio 2008
File under: Ambient step
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