Recensione
British Ballads Anthony Reynolds
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Pop rock Voti redazione e staff

Anthony Reynolds

British Ballads

Too Pure

Un tempo c'erano i Jack, nel bel mezzo dei Nineties, nel segno del brit-pop, versante (parecchio) languido. Li guidava Anthony Reynolds, un tipo predestinato al dandismo, vedi la voracità letteraria, vedi l’inveterato romanticismo, vedi l’allergia al cicaleccio dei media e - last but not least - quella voce densa, calda e setosa, quintessenza del crooner baritonale. Finita l'avventura Jack, che riscossero consistente successo vieppiù in Francia, Reynolds perse un po' il filo, vivacchiò col progetto Jacques (in duo con Matthew Scott) per quindi giungere al debutto solista con Neu York (Secret Crush, giugno 2004), album non eccelso e forse non a caso firmato col solo nome, per di più in minuscolo. Ci riprova oggi con molta più cura (le maiuscole e il cognome al loro posto) con questo British Ballads, dieci tracce basate sull'enfasi setosa degli archi, la patinata apprensione del pianoforte, trepida foschia Scott Walker, mollezza blasé Brian Ferry, placida grandeur Suede, reggae soul umidiccio Lambchop ed impeto accomodante – consentitemi - Robbie Williams. Canzoni che non si vergognano affatto di palesarsi pienamente mélo, maturi frutti dalle sofisticate nuances, impreziositi dagli interventi di Dot Allison (nell'iniziale I Know You Know), Vashti Bunyan (nella fosca milonga di Country Girl e nella trepida Just So You Know, pervasa di angeli fantasma e trapassi di cuore) e del pianista e cantante John Howard (in quella sorta di mischia tra Scott Walker e Spandau Ballet che risponde al nome di Where The Dead Live). Il lato colto della situazione viene soddisfatto dalla presenza dello scrittore e filosofo Colin Wilson che in The Hill legge un poema di Rupert Brooke in una inquietante caligine di ululati e fruscii. Salvo poi chiudere il programma con una Song Of Leaving che snocciola sbrigliato vitalismo come potrebbe un Elton John ringalluzzito Ladybug Transistor. Un tuffo pluricarpiato tra vari gradi di affabile pensosità.

(6.7/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2008

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2007)

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