Recensione
Self Titled Helena Espvall, Masaki Batoh
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Folk, psych Voti redazione e staff

Helena Espvall, Masaki Batoh

Self Titled

Drag City

Violoncellista negli Espers, Helena Espvall è una presenza costante all' interno della scena psych-folk di Philly (ha collaborato, tra gli altri, con Fursaxa, Meg Baird, Sharron Kraus e The Valerie Project) ed è apparsa recentemente in The Garden Of Forking Paths, compilation sperimentale per soli cordofoni a cura di James Blackshaw. Ad un festival negli Usa le viene presentato Masaki Batoh, voce, chitarra e mente dei nipponici Ghost, da tempo militanti su Drag City. Helena gli spedirà un demo con delle rivisitazioni di tradional folk svedesi che hanno segnato la sua infanzia (la Espvall è nata e cresciuta a nord della penisola scandinava) e i due registreranno le sessioni dell' album a Tokyo in poco più di quattro giorni.

Il risultato è un diamante grezzo solo per metà (l' improvvisazione di dodici minuti di Kyklopes), di cui l'altra è costituita dall' imponente personalità del violoncello e dai piccoli magma acustici di Batoh (i due utlizzano un' infinità di strumenti: chitarra a sei e dodici corde, banjo, arpa, ghironda, cimbali tibetani, contrabbasso e molti altri) in cui gli intarsi armonici conducono l' ascoltatore a Oriente (Kristallen Den Fina) per riportarlo a Occidente (l' esoterica Uti Var Hage) attraverso la Via Della Seta fino al Mar Baltico. Non mancano intermezzi di pura neo-psichedelia (Beneath Halo) o momenti soliloquiali di Batoh (Zeranium, scritta a suo tempo per Damon & Naomi e la cover di Death Letter, classico blues di Son House). Ma il risultato è eccelso quando entrambi giocano in casa, la Hespvall  sulla falsa riga del duo Sharron Kraus/Gillian Chadwick e Batoh nel creare un effetto di straniante familiarità simile a quello che gli spettacoli dello shimpa, più di un secolo fa', dovevano generare in coloro che non conoscevano il Kabuki. Il climax culmina nella già citata improvvisazione dell' ultima traccia, dove vengono toccate, con sincera eleganza, tutte le corde dell' animo umano, come le famose maschere di Hanako immortalate da Auguste Rodin.

(7.5/10)

Pubblicazione: 01 Luglio 2008

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Francesca Marongiu
Francesca Marongiu (Album 2008)

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