Ci sono, nella signorina Chantal Passamonte a.k.a. Mira Calix, molte qualità ammirevoli e fruttuose: il suo essere biograficamente un crocevia felice tra culture diverse, tanto per cominciare; poi l’agire ai margini tra musica elettronica e composizione moderna; infine, la capacità sottile e arguta di mescolare sonorità organiche e “artificiali”, di far così interagire natura e tecnologia. Far sì - e il miracolo si ripete anche stavolta - che le api suonino come un lap-top e non come capita alla maggioranza dei suoi colleghi inseguire l’esatto contrario. Tutti aspetti che trovavano unione in un disco di affatto facile fruizione, ciononostante vivo e ricco come l’ultimo Eyes Set Against The Sun. Similmente si procede tra fondali e masse d’archi che si inseguono malinconiche o nervose, si sommano a rumori “concreti” (fedeli al tema: il traffico stradale in Roundabout, i rimbombi sordi di Bowling 4strings) e sibili come scie di cometa (a dir poco sublime la bucolica Memory Of A Moment Lost). Ogni tanto una voce si leva, arcana e misteriosa, come nell’elegiaca epperò tesa chiusura A Ribbon Forgotten; altrove sussurra inquietante (Death Below) glissa verso l’infinito in compagnia di Ligeti (Wedding List).
Una musica, questa, che al di là dei presupposti che ne stanno a monte penetra lo spazio in punta di piedi e ne prende possesso in men che non si dica, come per altri versi soleva fare un disco capitale dal quale la Nostra si dice sommamente influenzata, Loveless dei My Bloody Valentine. Più una predisposizione, una maniera in cui la materia sonora viene trattata che una faccenda di chitarre oceaniche e stratificate, qui del tutto assenti (si veda la sfuggente Laine, sensazionale test di Rorschach acustico…). Resta da vedere - e pare ipotesi assai probabile, nonché auspicata - se quest’opera sancisca il definitivo distacco della Calix da una IDM che da sempre le calza stretta, salvo entrare nell’universo della composizione, al pari autoreferenziale benché più “ingessato”. La speranza è che vi sappia portare l’umanità e la freschezza che la contraddistinguono e restano, in quegli ambienti, qualità mai troppo frequenti. Del resto, l’elefante nella stanza è una locuzione della lingua inglese che definisce qualcosa di conosciuto ma ignorato per comodità o tabù.
Difficile dire con precisione cosa questo rappresenti nel mondo della Calix, tuttavia ci piacerebbe intenderlo come il sospetto con cui certe frange della classica contemporanea osservano quelle poche “innovazioni” attualmente possibili. Da chi dichiara di trarre ispirazione dall’esplorare sé stessa e gli ambienti in cui è immersa non ci si può aspettare di meglio, o forse sì.
(7.5/10)
Scheda: Mira Calix
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: classica moderna
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