Sottilmente provocatore come d’abitudine, l’inglese Matthew Herbert fa sulla copertina di questo nuovo disco dichiarare e sottoscrivere alla propria Banda che “la musica può ancora essere una forza politica notevole e non solo la colonna sonora dell’autodistruzione.”
Viene in mente, senza star troppo a ponderare sulla veridicità dell’affermazione, l’attitudine politica mantenuta verso il “pop” dai primi Scritti Politti, nondimeno osservata con la lente dell’attualità smaliziata che tutto mescola e confonde. In tale presa di posizione gioca senza dubbio un ruolo il passato dell’artista britannico, figlio di un tecnico della BBC e formatosi in gioventù da un maestro per il quale gli standard della canzone jazz e le partiture di Steve Reich e Beethoven pari erano. Il che significa che in lui convivono cognizione dei mezzi tecnici e curiosità senza limiti, loro correlativo una lingua spesso conficcata nella guancia, come dicono dalle sue parti. Talento smaliziato e citazionista come si conviene a questi anni post-qualsiasi cosa, il suo, di conseguenza gravato talora da una patina di eccessivo autocompiacimento, anche quando ripensa bene Duke Ellington guardando al Prince più swingante (The Story) e ai disturbi della glitchtronica (Battery, tra Björk, Burt Bacharach ed echi classici; una tortuosa Pontificate; la sorniona eleganza di Waiting). Del Duca insegue la sintesi ingegnosa di exotica e jazz, l’interagire equilibrato tra strumentazione corposa e arrampicate vocali, il gioco sapiente di far credere semplice e naturale un sistema complesso (il crescendo dal nulla One Life; Yessness, che lambisce George Gerschwin…).
Centrando il bersaglio nella stragrande maggioranza di sessanta minuti gestiti con classe e inventiva bastanti a tenere desta l’attenzione e distrarre dalle lievi lungaggini e il distacco emotivo. Divertimento intelligente e intelligenza divertita stanno alla base di There's Me And There's You; eppure, da curiose e incontentabili carogne quali siamo, vorremmo ascoltare Herbert una volta tanto sgravato da ciò che lo frena e intiepidisce. Il dubbio, però, è che la cosa non rientri nei suoi scopi…
(7.3/10)
Scheda: Matthew Herbert
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: jazz-swing post moderno
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