Recensione
Self Titled Retribution Gospel Choir
Cover image
Rock Voti redazione e staff

Retribution Gospel Choir

Self Titled

Caldo Verde Records

Bookmark and Share Gallery

Alan Sparhawk confeziona con Retribution Gospel Choir il progetto della porta accanto, riempie la stanza d'amplificatori, invita Matt Livingston ad occuparsi delle quattro corde, chiama Eric Pollard a pestare sui tamburi (senza curarsi troppo del casino), quindi lascia a Mark Kozelek l'onere e l'onore di organizzare la serata (leggi: la produzione). La moglie Mimi Parker fa una capatina giusto per vedere se i ragazzi hanno bisogno d'uno spuntino, casomai d'un coretto in Breaker, pezzo qui in versione ben più turgida di quella presente in Drums & Guns, cosa che del resto accade ad una fosca e palpitante Take Your Time. Già, perché Alan e compagni di merende si prendono la loro serata di libertà e danno fuoco alle polveri, anche se tutta l'elettricità e la veemenza e la disinvoltura di questo mondo non potrebbero sbaragliare la ben nota calligrafia indolenzita.

Sentitevi quella What She Turned Into che pure sciorina una allure pop-rock inaudita per il Nostro, o una Somebody's Someoneall'insegna di un hard blues ingrugnito: resta pur sempre quella vibrazione sotto, un'inquietudine partecipe da cantore della contemporaneità che non molla l'osso e che esala evidente tra gli umori e le scariche quasi Stone Temple Pilots di They Knew You Well, per non dire del rugginoso malanimo di Destroyer e Holes In Our Heads (tipo Jason Molina strattonato dai Crazy Horse). Paradossalmente, questo disco che svela aspetti inediti di Sparhawk, sembra in realtà precedere tutta la sua produzione, un viaggio alla scoperta delle spinte propulsive del verbo slowcore, un risalire alla radice che frutta una generosa, potente immediatezza (di stampo Hüsker Dü in For Her Blood e in bilico tra Nick Cave e Dream Syndicate in Easy Prey).

Di più: sembra che non abbia mai fatto altro, e caspita se ne ha combinate di robe memorabili. Verrebbe da dire che le ugge viscerali e acidule di Kids - quasi un apocrifo younghiano - sono quello che gli (ci) auguriamo da oggi in poi.

(7.1/10)

Pubblicazione: 03 Aprile 2008

File under: Rock

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2008)

Rss
copertina pdf #91