Recensione
Oh, The Places We'll Go Lake
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pop-rock Voti redazione e staff

Lake

Oh, The Places We'll Go

K Records

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Il terzo album dei Lake, primo per la label di Olympia, è una faccenda squisitamente domestica. Come molta della musica pubblicata, nei mille e uno formati (im)possibili, ai nostri giorni. Registrato su 'cassette 8-track', Oh, The Places We'll Go è, come forse mai prima nella storia della band, un tripudio di melodie zuccherine (Dead Beat), polifonie vocali à la Beach Boys, siparietti vaudeville tanto stile Belle And Sebastian (la traccia eponima), con influenze molteplici e variegate, sempre rinverdite dalla leggiadria degli spartani arrangiamenti e dalla luminosità globale di questo lo-fi pop up-beat e fortemente ritmico.

Esemplare, a questo titolo, la title-track, dove alla batteria regolare, si sggiungono strada facendo altri impulsi e battiti, dalle tastiere all'handclapping (quest'ultimo in Blue Ocean Blue). Nel complesso, la band di Ashley Eriksson, Eli Moore, Lindsay Schief, Andrew Dorsett e Markly Morrison - oramai di stanza ad Olympia - esprime una modalità del synth-pop barocco, cantanto col piglio del confessionalismo adolescenziale più indifeso, impreziosito da fraseggi di corno qui e lì, tambureggiamenti ed armonie raffinate, voci maschile e femminile a contrappuntarsi gloriosamente miagolanti e persuasive, e tante piccole astuzie d'arrangiamento che, se non tenute nella giusta considerazione, perdono persino il senso della loro freschezza creativa (Bad Dream, con echi del Paul Simon etnico, reso in una fanfara fiatistica solare). E, son queste, anche musiche fatte di linee dub profonde ma pacifiche, intarsiate tutte nel malleabile legno di una vena pop che procede, nel suo inventare imbastiture synth-oriented, per costanti quanto minimi colpi di genio (il paso doble, col flautino scattante riverso in continui casché, Minor Trip, bizzarra quanto diafana mimesi delle musiche brasilere).

Oh, The Places We Go, in punta di piedi, porta in una sala da ballo narcolettica i Talking Heads del 1979 e il Paul Simon del 1986, i Belle And Sebastian prodotti da Trevor Horn e forse anche i Magnetic Fields maggiormente bucolici (On The Swing ed Heaven, che riadatta il pianismo del primo Billy Joel ad un nuovo, sincopato, 70's radio fm sound), per poi attendere che si lascino cullare da un'onda di suono felicemente endorfinica.

(7.0/10)

Scheda: Lake

Pubblicazione: 01 Ottobre 2008

File under: pop-rock

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Massimo Padalino
Massimo Padalino (Album 2008)

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