The Other Side Of The Mountain
Quello di Suzy Mangion è
un austero e garbato umore di Britannia. L’altro lato della montagna che nasconde
una vallata fatta di organi gotici, canti ecclesiali, romanze gentili, doppie
voci. Suzy mette in musica le inquietudini delle piccole donne della campagna
anglosassone, i minimi squarci di paesaggio che valgono un universo intero. A
cantare questo piccolo mondo antico l’ex (?) performer dei misconosciuti ma
efficaci George. In questa musica c’è certamente qualcosa del folk
britannico dei sessanta, ma non si preclude una dose di repertorio classico e
da camera, così come un’ombra leggera ma marcata degli acquarelli eterei
firmati Hugo Largo e Young Marble Giants, e un neppure tanto
opaco gusto per l’armonia vocale ricercata (che sia sulla scia di Enya oLiz Frazer). Questo esordio solista convince, perché dichiaratamente
anti-rock, anti-hype, anti-fenomeno da culto sotterraneo, anti-fretta da
download. Deliziosamente retrò, inattuale, fuori moda, fuori tempo. Insomma una
faccenda quasi esclusiva per i pochi che riusciranno a concedergli quel minimo
di tempo che viene richiesto dalle proposte meno ovvie. Gli highlight, pur in
una raccolta omogenea e ben studiata come questa, si segnalano subito alle
orecchie: Ohio The Homeland con quel
ritmo da marcetta paesana val certamente un posto in una riedizione di The
Wicker Man; Evenings At Home che
è un semplicissimo e brillante distillato folk con coretto; Many Happy Returns che sembra presa dal
periodo di mezzo dei Cocteau Twins; gli umori da osteria
mitteleuropea che trasudano da Come In By
Stealth e ancora la romanza cantata in italiano di Il Mondo E’ Qui e l’incubo elettro simil Piano Magic di The March Past. Suzy probabilmente è
soltanto l’ultima sadness queen che
arriva sugli scaffali dei dischi (o peggio ancora, come mp3 nei vostri hard
disc), ma c’è qualcosa nella sua postura classica e intimidita che la segna
nettamente rispetto alle altre. Prendetela pure come un equivalente musicale di
Emily Dickinson o le sorelle Bronte. In pratica quello che ha cercato di esserePJ Harvey nel suo ultimo disco, riuscendoci solo in parte. Suzy Mangion, appunto, ci riesce in pieno.
(6.8/10)
Pubblicazione: 19 Aprile 2008