Il post-rock è diventato, ormai da tempo, un fatto di commistioni. La maggior parte delle formazioni protagoniste del movimento sta lentamente cercando nuove strade per “ringiovanire” la formula, mantenendo le strutture generali ma ricorrendo, nel contempo, ad elementi specifici (elettronica, sperimentazioni ritmiche, ricerca melodica) o a variazioni di approccio che la rendano più personale. La regola aurea sembra valere anche per i casertani Il cielo di Bagdad che, in questo secondo disco, decidono di filtrare le elaborate strutture dei brani applicando loro le innegabili virtù della stringatezza. Un metodo di scrittura che in termini più prosaici, significa proporre pezzi da tre minuti e quaranta di media – uno scherzo, se paragonati alla durata tradizionale di un brano post-rock – e affidarsi a una musica che esalta la fruibilità.
Con tutti i riferimenti ai Sigur Rós, le atmosfere eteree e la pacatezza nei toni che già rilevammo al momento di recensire il primo CD della band (Manca solo la neve) e che qui ritroviamo pressoché immutati. Alla fine nessuno stravolgimento, insomma, nessun impeto rivoluzionario a guidare le fila, ma un approccio lineare che nella peggiore delle ipotesi accompagna l'ascoltatore in maniera discreta e nella migliore rivela un'eleganza e un gusto per la sobrietà che non passano inosservati.
(6.7/10)
Scheda: Il cielo di Bagdad
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: post-rock
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