Recensione
Other Lustmord
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dark ambient Voti redazione e staff

Lustmord

Other

Hydra Head

Non c’è niente di peggio di qualcuno che vuole farti paura e non ci riesce. Questo ultimo disco di Lustmord da un po’ l’impressione di essere il remake di ben altri incubi, catalogati nella storia del genere con i titoli Heresye The Monstrous Soul. In poche parole: non sorprende, non altera, non disturba. Stracolmo di collaborazioni che non hanno fatto altro che diluire la visione iniziare, Otherriporta Lustmord sugli stessi territori di sempre. Gli abissali eco mefitici, le tirate macabre con le voci allungate in rantoli d’oltretomba, le architetture tetre erette al suon di note sostenute nell’aldilà. L’elenco degli ospiti è fondamentale per capire la natura del progetto e di come si faccia a gare per rovinare tutto. Adam Jones dei Tool si presenta sulla lunga Godeater (22 minuti), che pure inizia nella classica maniera con l’etere avvelenata e stagnante di un grappolo di droni impalpabili. E poi ecco la chitarra distorta di Jones che non c’entra assolutamente nulla con tutto il resto a rovinare l’effetto per il puro dovere di presentarsi all’appello. L’altro grande estimatore di Williams, King Buzzo dei Melvins, appare su Prime (Aversion) e Aaron Turner degli Isis si presenta su Element. Le comparsate si riducono a poco più di un elemento di corredo, spesso anche stonato. Il suono di Lustmord migliora ulteriormente sul piano degli effetti sonori, ma è come sentire un progetto vuoto di significato. Proprio come l’ultimo Bass Communion che si riduceva a un esperimento audio. Otherè come vedere il remake di Non aprite quella porta con gli attori belli della nuova Hollywood. Pop corn.

(5.0/10)

Scheda: Lustmord

Pubblicazione: 20 Dicembre 2008

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Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2008)

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