Recensione
Homework Herself
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folk Voti redazione e staff

Herself

Homework

Jestrai Records

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Il progetto Herself di Gioele Valenti rientra, grossomodo, in tutta quella fascia di cantautorato lo-fi influenzato dal folk e attratto dalle sperimentazioni “leggere”. Realtà come Paolo Saporiti, Gabriel Sternberg, Songs For Ulan, My Dear Killer – solo per fare qualche nome – che da anni masticano la materia ottenendo buoni risultati, condividono con il titolare del progetto un obiettivo: donare intensità alla propria musica mantenendo una forma mentis sostanzialmente semplice. Il rischio, in quest'ottica, è uno soltanto: disperdere la propria creatività in episodi poco significativi, lavorare eccessivamente per accumulazione, voler complicare il tutto con sovrastrutture che non c'entrano nulla, perdere la strada maestra rimanendo vittime delle proprie aspirazioni. Ed è un rischio concreto, soprattutto per gli artisti esordienti. C'è da dire che Valenti, che esordiente non è dal momento che può vantare già un paio di produzioni, riesce nell'impresa di raffinare la propria proposta, affiancando a strutture fondamentalmente acustiche batteria,  chitarra elettrica e qualche sovrincisione a mo' di cesello. Per un disco che gioca con un pugno di arpeggi sporco di psichedelia e qualche obliquità sparsa - le distorsioni à la P.J.Harvey di Hate o il pulsare in sottofondo di Meet Miriam In The Park –, pur non rinunciando all'etica del DIY.

(6.7/10)

Scheda: Herself

Pubblicazione: 01 Ottobre 2008

File under: folk

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2008)

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