Recensione
Self Titled Grand Archives
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Indie-pop Voti redazione e staff

Grand Archives

Self Titled

Sub Pop

I Grand Archives nascono da una costola dei Band Of Horses, un progetto che pareva far riemergere una voglia di rock – di marca pur sempre indie anche se di filiazione più tradizionale ai diretti concorrenti – che ultimamente non sembrava in ascesa nelle orecchie degli adolescenti statunitensi ed europei. Loro però avevano riscosso un discreto successo. E i Grand Archives riprendono il discorso, non fosse altro che alla chitarra e al microfono ritroviamo quel Mat Brooke che degli Horses era anima e sangue assieme a Ben Bridwell.

Ora che le strade si sono separate, Brooke riprende il suo percorso non distanziandosi troppo dalla band originaria. Certo, le differenze si sentono eccome: se quelli erano brani di malinconica psichedelica (un bagno raggelante di arpeggi in minore e vocalizzi che si inerpicano in soluzioni maestose) quando non irruentemente rock, questi degli Archives suonano più dimessi ed artigianali. Un folk che evita di barare con crescendo che pur essendo di facile presa rivelano sempre più spesso un abuso ruffiano di chi non ha tempo da perdere in ricerca.

Un rock’n’roll che sembra più springsteeniano che pavementiano, con sprazzi pianistici targati Beatles che ne rivelano l’intrinseca natura di musica per tutti. Una solarità che sembrava difficile da immaginare in Brooke, ma che qui si rivela compiutamente. Magari non sempre l’ascolto regala momenti esaltanti, per via di certi ritornelli che sembrano appresi a memoria dal manuale del pop (pagina 23, “Come costruire una ballata pop senza troppi sforzi e vivere felici”) ma tutto sommato va bene così.

(6.5/10)

Scheda: Grand Archives

Pubblicazione: 01 Febbraio 2008

File under: Indie-pop

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