Recensione
Texas Working Blues / Original Darkness Christina Carter
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psych folk Voti redazione e staff

Christina Carter

Texas Working Blues / Original Darkness

Kranky

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Christina ragazza del Texas. Una comunione con la propria terra in un matrimonio davvero incancellabile. Nell’anno in cui la Carter sembra prendere in proprio le redini della propria attività musicale, concentrandosi sempre di più sulle uscite della sua micro label personale, la Many Breaths Press, due dischi per etichette esterne fotografano l’eccellente status artistico della musicista di Houston, in un’ottica meno carbonara delle poche copie vendute di solito tramite gli amici di Volcanic Tongue. In entrambi i casi le radici del Texas sembrano ritrovare una centralità quanto mai evidente nella sua musica. Un modo anche molto autobiografico di indagarsi come musicista. Texas Working Blues è una cassetta licenziata da Blackest Rainbow, in 200 copie, presto finita fuori catalogo e presto ristampata in cd con il titolo rovesciato di Working Texas Blues. E’ la stessa Christina ad omaggiare apertamente i propri maestri, senza un velo di ipocrisia. Lo dice chiaramente nelle liner notes della cassetta: “Torno nel Texas, ma non sulla sella. Il Texas mi da il blues. Un blues più profondo di qualunque altro posto. Ho indossato i miei stivali da cowboy. Li ho utilizzati fino in Rhode Island… Hey, parlando di Texas, è stato detto numerose volte che Jandek è una grande influenza sulla mia musica. Senza dubbio. MA dovrebbe essere menzionato anche Pip Proud, che dovrebbe essere considerato come un’influenza egualmente grande…”. Il testo non finisce senza pagare tributo al suo grande compagno Tom Carter, in special modo al suo guitar style. Texas Working Blues dopo tutto questo è. Un percorso a ritroso alla scoperta delle proprie radici, che musicalmente si allinea alla psichedelia chitarristica ed “elettrica” di Electricecon una serenità e una linearità di esecuzione che a quel disco però mancava. Se questo album su cassetta può essere considerato come il suo personale diario di viaggio alla riscoperta della propria terra, il disco su Kranky, intitolato Original Darkness, è un lavoro altrettanto ego-centrato, ma su un versante più narrativo-esistenziale. Una collezione di canzoni “diagonali”, sbilenche, a suo modo anche ruvide e decisamente inquiete. the hurt in your face is evident / as it destroys you it destroys us“ canta nella finale In Prisoned Body. La sofferenza come metro di misura di un’umanità sempre più depressa. when in the world there is so much pain/ so much pain for those who suffer” e da qui un’empatia inevitabile e tutta femminile. Materna. Quel raggio minuto di luce che fa breccia nell’oscurità più vera dei nostri drammi interiori. “let the room be dark/ but there still is light”.

(7.5/10)

Pubblicazione: 20 Dicembre 2008

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