Recensione
Lust, Lust, Lust Raveonettes (The)
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Indie pop Voti redazione e staff

Raveonettes (The)

Lust, Lust, Lust

Sleeping Star

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A certi gruppi i soldi, evidentemente, fanno male: i primi dischi del duo danese non saranno stati il futuro del rock, ma qualcosa c’era in quelle canzoncine soavi, furiose e sgangherate allo stesso tempo (rigorosamente in Si minore nell’album e in Si maggiore nell’EP), qualcosa che si era perso nel ripulito e prevedibile Pretty in Black, primo e unico disco per la Sony (forse non orrendo come sembrava all’inizio, ma nemmeno degno degli ospiti Moe Tucker e Martin Rev).

Ennesimo gruppo dunque che dopo essersi scottato con una major frustrante torna all’indie, e in questo caso anche al proprio stile originale, ossia un mix di melodie ‘50s, voci psichedeliche, tiro R’n’R, Suicide (il ritornello della notevole Dead Sound) e, bisogna proprio ripeterlo, Jesus and Mary Chain: influenza clamorosa che non provano nemmeno a negare (quantomeno capiscono i critici che la notano) e che, ora come allora, gli perdoniamo in virtù dell’efficacia della scrittura (sebbene in Black Satin e altrove se ne approfittino: possibile che su 50 canzoni scritte in 2 anni non ce ne fosse nessuna meno Reid?).

Infatti il ritorno alle origini, salutato dalle chitarre a gamba tesa sul caracollare di Aly Walk With Me e chiuso sull’appassionata marcetta di The Best Dies, frutta; quantomeno in termini di un ritorno anche alla verve delle origini, per un cocktail che magari non gli farà conquistare il mondo (loro obiettivo dichiarato) ma che, come modo di divertirsi coniugando sguaiatezza e levità, funziona quanto deve.

 

(6.5/10)

Pubblicazione: 03 Febbraio 2008

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Giulio Pasquali
Giulio Pasquali (Album 2008)

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