Figlio della generazione del minimal-ripetitivismo americano, movimento artistico con il quale venne a contatto quando era studente di musicologia a Parigi, Jean-Philippe Goude sembra aver percorso, in scala ridotta, la carriera di quella generazione di musicisti. In particolare quella di Philip Glass, artista che, unendo mestiere e astuzia, si è allontanato gradualmente dall’atteggiamento avanguardista che aveva caratterizzato i suoi lavori degli anni ’70, per approdare e ormeggiare presso i lidi più sicuri (e redditizi) di un diatonismo molto d’effetto e poco sostanzioso, basato su formule facilmente digeribili e utilissimo a fare da sfondo a film e documentari.
Goude non ha certo raggiunto la fama del suo collega statunitense, ma per lo meno nel suo Paese, la Francia, può vantare una discreta notorietà e qualche lavoro per la televisione nazionale e per il cinema. Una “posizione”, che il compositore francese ha raggiunto partendo dal rock progressivo di Weidorje e Odeurs e pubblicando un album sperimentali come Drones (1980), a tutt’oggi la sua produzione più rilevante. Aux Solitude, che esce a sette anni di distanza dal precedente Rock De Chambre, conferma la premessa, presentando tutte le caratteristiche che ci si aspetta da un personaggio così: raffinatezza, buona scrittura orchestrale, uso prevalente del diatonismo, melodie e armonie chiare ed eufoniche. Tradotto in riferimenti pratici diventa qualcosa che sta tra gli schematismi armoniosi della Penguin Cafè Orchestra, le musiche da film del Glass più recente, le atmosfere soporifere di Ludovico Einaudi e residui “cosmici”. Goude sperimenta le combinazioni strumentali più varie, dal quintetto d’archi a orchestre da camera poco convenzionali, che comprendono strumenti come il synth e le Ondes Martenot. Il tutto con una gran perizia e uno spiccato senso dell’equilibrio e della misura tipicamente neoclassici. Anche l’uso del controtenore, voce dal sapore così inconfondibilmente barocco, non sfigura nell’amalgama stilistico di questo autore, che non riesce a farsi disprezzare, nonostante la sua musica trasmetta una sensazione prevalente di inconsistenza e piattezza.
(6.3/10)
Scheda: Jean Philippe Goude
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: Musica da camera
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