Il seppia della copertina, con una donna elegante che stringe a sé una bambola, suscita immediatamente compassione in chi lo guarda. Verrebbe da pensare ad una giovane borghese accidiosa, immersa nell’ oblio di un pensiero circolare il cui eterno presente è sottolineato solo dall’ adagio di un piano.
Uscito quasi in contemporanea al recente Caesura (sotto il moniker Helios, alter ego digitale di Goldmund), The Malady Of Elegance dispiega sulla lunga distanza quanto già anticipato nei precedenti ep (The Heart Of High Places e Two Point Of Discrimination) che lo separano dall' esordio (Corduroy Road, 2005). E alle sonorizzazioni autunnali su pellicole scadute, Kenniff ha in parte sostuito il gioco minimale (Image-Autumn-Womb, Now) e momenti più dilatati che riportano dritti agli Stars Of The Lid (Finding It There). Non più solo malinconia e timida contemplazione estetica dei paesaggi. In The Malady Of Elegance prende corpo quell' inquietudine che deriva da un passato esperito solo attraverso immaginari altrui, dalla nostalgia per ciò che non si è conosciuto e dal pentimento per ciò che non si è commesso. Queste quindici tracce portano i segni della Guerra Civile Americana, del cinema europeo meno didascalico e di tutta la malinconia di questo mondo (e il parallelo con il Sylvain Chauveau di Le Livre Noir Du Capitalisme non sarebbe fuori luogo, arrangiamenti orchestrali permettendo). La chitarra acustica accompagna, di quando in quando, drammatici passaggi di piano (John Harrington, The Gardener), resi ancor più tetri da una diteggiatura febbrile e volutamente disordinata. Il paragone con Hauschka e il suo prepared piano viene quasi spontaneo.
Il risultato è un' opera in perfetto equilibrio tra accenni a lievi sperimentalismi (senza pretese nè leziosità) e pura poesia minimale. Non solo per chi segue il filo di Arianna, da Satie in poi.
(7.5/10)
Scheda: Goldmund
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: modern minimalism
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