Certe cose sulla carta non sono proprio - come dire? - accattivanti. Poi succede che le metti alla prova e ne esce esattamente quel che credevi. Però, prodigio, non ti spiace affatto. Perché la realtà delle cose è fatta - appunto - di tante cose. Ma usciamo dalla retorica e veniamo agli Emmablu, quartetto varesino dedito dai primi del secolo a render concreta la passione per il famigerato hard rock (maculato folk e funk con propaggini psych) della formidabile cuspide tra i sessanta e i settanta.
Un inizio tipico a base di cover su palchi presumo piuttosto provinciali, le solite band di riferimento, Led Zeppelin, Grand Funk Railroad, Deep Purple e altre che non sto a dirvi.
Quindi, smerigliato lo smerigliabile, sboccia la voglia di scrivere pezzi propri e - sacrilegio! - in italiano. Il che ci porta al qui presente album d'esordio, undici tracce che inseguono il raptus veemente, acido, sgarbato e groovoso di quanto già detto. Con una cocciutaggine sfacciata che forse è disinvoltura, evitando compiacimenti e sbrodolature, facendo dell'idioma italico - ebbene sì - un valore aggiunto, iniettando nel fluido bollente tanta convinzione e uno starci dentro dandoci dentro, divertendosi e perciò divertendoci.
Non stupisce quindi che a tratti sembrino i cugini un po' tamarri ma in fondo simpatici degli Afterhours (Reagire, Tornerai), neppure che l'impeto li porti a bazzicare certa impudenza southern Black Crowes (Oceano), irrequietezza Guns And Roses (Nell'aria) o ben più banalmente il piglio duro dei primi Pearl Jam (Bastardo indifferente). Resta la sensazione di una band con idee chiare se non originali, e soprattutto i mezzi adatti alla bisogna. Che poi ogni tanto ci scappa il gioiellino - vedi la suggestiva Dove vuoi la verità. – e allora vai con lo champagne. Anzi, con lo spumantino
(7.0/10)
Scheda: Emmablu
Pubblicazione: 01 Maggio 2008
File under: Spaghetti hard
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