Emily Jane White è una giovane cantautrice californiana che debutta nel segno della più diafana gravità. Le dieci tracce di questo Dark Undercoat esalano folk rock crepuscolare, palpiti elettroacustici d'anima che non può fare a meno di lacerarsi sugli spigoli dello stare al mondo, galleggiando tra i campi di forza e le avversità annidate nei sentimenti, nella tensione delle storie intrecciate, sfilacciate, isolate.
Emily osserva cogli occhi allagati d'innocenza, allenati all'oscurità, trascrivendo un diario di bozzetti sospesi su una stordente apprensione. E non puoi rimanere indifferente: troppo bello l'incedere allampanato di Wild Tigers I Have Known (piano e voce), l'angoscia ipnotica e molle di Dagger (chitarra elettrica e voce), il dolciastro languore di Sleeping Dead (chitarra acustica, bagliori elettrici e voce) e la setosa afflizione della title track (chitarra acustica e voce). Null'altro in fondo che una riproposizione della cupezza (folk rock, appunto) con cui la prima Cat Power ci aveva ammaliati, pressoché identico il timbro da velluto sdrucito e tolto semmai quel senso di smarrimento cosmico all'ultimo stadio da cui la cara Chan ha infine preso le distanze (fortunatamente, almeno dal punto di vista del suo fegato). Oppure, se proprio volete, potete immaginarvela come frutto splendidamente acerbo dell'incrocio tra i recenti tremori PJ Harvey con le vaporose inquietudini di una Hope Sandoval. La signorina White insomma ci obbliga ad esaltare una calligrafia del tutto ovvia, senza un grammo di originalità, ma a suo modo inattaccabile, perfettamente compiuta soprattutto quando si mette a giochicchiare al crocicchio del blues come una nipotina di Nick Drake (nell'iniziale Bessie Smith), o come quando in Hole In The Middle rigurgita l'ineffabile amarezza del Cobain unplugged.
Del resto, i favori di un mentore come David Tibet non si guadagnano senza motivo.
(7.2/10)
Scheda: Emily Jane White
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: dark folk
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