Non è stato rimosso il vizio macroscopico di A Weekend In The City; la produzione di Intimacy è ancora affidata a Paul Epworth, già responsabile di Silent Alarm, e Jacknife Lee; e di certo non è meno invadente. Nel nuovo disco dei Bloc Party – fra l’altro messo a disposizione due mesi prima dell’uscita sul sito della band - tale produzione tenta però di avere una sua personalità, di imboccare delle direzioni. L’elettronica che incrocia i Prodigy – figli dei figli – e il suono nero dei Beastie Boys – dei bianchi neri – di Ares è un caso che rimane per lo più isolato, forse accompagnata solo dalla successiva Mercury. Però ci presenta l’occasione di parlare dell’orbita che seguono i quattro, e chi li elabora dopo la registrazione. Si tratta del macro-mondo del dancefloor, certo, ma citato anche in modo espresso e colto (Signs ha un giro di tastiere eteree che parla la lingua dell’house), oltre che nelle facilitazioni prodigy-ste. In generale l’invadenza produttiva non incide sul disco in maniera così negativa perché consente di parlare della felicità o meno di un suo inserirsi nelle canzoni, o, meglio, della felicità o meno delle canzoni, come pretesti per esprimere una scelta produttiva. Biko è strutturata, almeno nella maggior parte del brano, come una canzone dei Depeche Mode; in Better Than Heaven Okereke ne mima addirittura la vocalità, prima di una prevedibile esplosione wave. I fiati di Mercuri accompagnano la catarsi che non arriva mai, spezzata dal beat; mentre la la corale di Zephyrus riesce, allo stesso modo, a fare da controcanto all’andamento comunque tradizionale del brano.
Insomma ora la produzione sembra parte integrante del lavoro, e non un gigantesco telo decorato con cattivo gusto per coprire qualcosa che semplicemente ha una sostanza praticamente inesistente, come appunto in A Weekend In The City. Sono le scelte che consentono poi ai Bloc party di smarcarsi dall’essere l’imbarazzante brutta copia dei Tv On The Radio, e piuttosto almeno in questo disco i Bloc Party cercano ancora di essere se stessi, senza pretese (Halo). Ecco, ci accorgiamo alla fine della recensione che abbiamo parlato unicamente di quello che ha fatto la coppia Epworth e Jacknife.
C’è la coda di Ion Square a fare da piccolo monumento autocelebrativo alla costruzione produttiva di queste canzoni, che rende evidente la stratificazione del missaggio. Ma, essendo questa una recensione di un disco dei Bloc Party, è a loro che va il voto, e non può essere sufficiente.
(5.5/10)
Scheda: Bloc Party
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: electronic-wave
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