C' era una volta la Albatros, etichetta specializzata in pubblicazioni di materiale raccolto dagli etnomusicologi a testimonianza delle realtà musicali viventi e semisconosciute nel mondo. Oggi i Bird Show, con questo Third Album, ripetono l’ operazione (suonando però loro stessi), concentrandosi su tradizioni non meglio precisate dell' enorme fazzoletto di terra sub-sahariano. Ne vengon fuori dieci tracce interessanti per l' intento divulgativo riguardo l' esistenza di strumenti come la mbira (lamellofono in uso tra gli Shona dello Zimbabwe), il berimbau (arco di legno su cui è tesa una corda metallica), il dumbek (sorta di jambe utilizzato principalmente in area mediterranea e medio orientale), l' arpa vietnamita e molti altri. Il tutto shakerato in salsa già nota (loop, Gibson, synth e quant’ altro). Il problema risiede nel non essere riusciti (e, probabilmente, nel non averne avuto nemmeno l' intento) a mettere a segno una quantità minima di pezzi che distogliessero l' ascoltatore dall' inevitabile noia che fenomeni del genere portano con sé, un po' come l' inverno porta l' influenza. E dire che la prima traccia potrebbe sembrare un omologo di quella che apriva Lightning Ghost. Ma qui la durata non giustifica i contenuti e l' organo Hammond risulta eccessivamente vanitoso. Il gorgo di loop però rimane in testa e il pezzo si lascia ascoltare. Stesso discorso per le field recordings di Greg Davis in Clouds and Their Shadows, con le loro leggere cascate idiofoniche, che al sopraggiungere di un coro strascicato (sorta di Alexander Tucker a ralenti e in loop) ci portano laddove siamo già stati e mal volentieri torneremmo.
Il resto del disco è tutto uno sfilare di sample di strumenti musicali dilatati ad libitum con poche variazioni, esibizioni poliritmiche senza uno scopo e certosina pulizia occidentale applicata ai materiali di partenza. Vengono in mente i souvenir di viaggi esotici che campeggiano nelle case borghesi di mezzo mondo e il senso di inutilità che promana da quegli oggetti riprodotti e decontestualizzati, dai quali è difficile estrapolare un senso che non sia quello manifesto. Versione erudita e consapevole di esotismo contemporaneo, Third Album rischia di non essere altro che un' enciclopedia bignami per i non addetti ai lavori, là dove avrebbe potuto colmare le riserve poste su Lightning Ghost. Un altro disco così e promettiamo di lasciare a Ben Vida il compito di istruire all’ etnomusicologia gli indierockers ignorantelli, liberissimi, dal canto loro, di disertare le lezioni.
(5.8/10)
Scheda: Bird Show
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: world bignami for indierockers
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