Beatrice Antolini smette i panni giocosi dell'equilibrista sul filo e comincia a fare sul serio. O meglio, decide che l'eclettismo radicale messo in bella mostra, le spirali smaglianti, il dinamismo “costi quel che costi” del disco d'esordio sono roba da teenager mentre lei, della teenager, non ha più nulla. Al massimo qualcosa della femme fatale, come pare di intuire da una cartella stampa ricca di foto con tanto di pose ad effetto e da una copertina che sa di gotico. A parlare per lei il brano di apertura e quello di chiusura di A Due: due suites strutturate, la prima in chiave classica, la seconda in linea con una psichedelia scurissima e inquieta, che la dicono lunga sul cambiamento di abitudini dell'artista bolognese d'adozione.
Un processo evolutivo che sceglie di allargare le vedute, di abbandonarsi a paesaggi musicali che trafficano con morbidezze suggestive (Morbidalga) e strumentali notturni (Modern Lovers), prove generali di crooning evocativo (Clear My Eyes) e dondolii vaporosi (Secret Cassette), sempre col vizio dell'andatura sghemba e dell'accordo storto. Perché quello è il segno distintivo della poetica dell'Antolini, la capacità cioè di trasformarsi a comando, di seguire i propri saliscendi d'umore e di personalizzare gli input musicali rendendoli, a turno, elusivi o febbrili. Un'attitudine che si ritrova anche in questo secondo disco e che, se possibile, viene ulteriormente raffinata e resa coerente da un' autoanalisi che sembra parlare di maturità raggiunta. Del passato recente rimangono segnali forti come i cambi repentini di Funky Show, il vaudeville incoerente di Pop Goes To Saint Peter o le destrutturazioni di Sugarise, ma lo stacco si coglie comunque, fosse solo per passaggi sperimentali come la pseudo-beckiania Double J o i rimandi quasi Fiery Furnaces di A New Room For A Quiet Life.
Episodi che mostrano uno stile riconoscibile e un'artista consapevole: in primis delle proprie capacità e poi delle potenzialità di diffusione di una formula che sembra smarcarsi dalle etichette di genere e, ne converrete, non ha eguali nemmeno oltreoceano. Teniamocela stretta.
(7.7/10)
Scheda: Beatrice Antolini
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