C’è qualcosa di beffardo in questa raccolta, a partire dal titolo. Non tanto - non solo – perché, in vent’anni di carriera solista (più controversa e discussa che realmente gratificante), il signore in questione di hits veri e propri non ne ha avuti chissà quanti - d’altronde le solite Suedehead, Last Of The Famous International Playboys, Everyday Is Like Sunday e The More You Ignore Me, The Closer I Get sono giustamente qui, in prima fila. Piuttosto perché, a guardar bene la scaletta, il 66% del materiale salta fuori dagli ultimi You Are The Quarry e Ringleader Of The Tormentors, altrimenti noti come gli album della resurrezione. Eh sì, fino al 2003 il caro Moz non se la passava poi così bene. Dopo il discreto successo di Vauxall And I (1994) i consensi erano in caduta libera (non che Maladjusted e Southpaw Grammar fossero indegni, tutt’altro), al punto che perfino un contratto discografico era diventato un lontano miraggio. Alla luce di ciò, l’attaccamento a una recentissima produzione premiata da critica e pubblico appare assolutamente logico (e poi certo, per il resto del materiale c’erano già i due best of del 1997 e del 2001); il naturale sarcasmo del Nostro - mescolato alla sua solita, adorabile faccia di bronzo - ha fatto il resto. Forse You Have Killed Me, First Of The Gang To Die e The Younger Was The Most Loved non saranno realmente dei greatest hits (nonostante certi hook melodici ineccepibili), ma prese nel loro insieme queste canzoni costituiscono un blocco che certamente ha un suo fascino e una sua forza. Non solo per le vesti muscolose e anthemiche approntate dalla consolidata band dei fedelissimi Alain Whyte e Boz Boorer, o per la produzione - nella maggior parte dei casi - del sempre eccezionale Tony Visconti; è una questione di sostanza: per dirne una, Irish Blood English Heart è e resta una canzone di una potenza lirica devastante. E allora ci si rende conto ancora una volta di quanto, in realtà, Morrissey sia stato penalizzato per aver fatto parte di una delle band più importanti – la più importante? – degli anni ’80. Anziché il solito luogo comune che lo vede irrimediabilmente “svalutato” senza Marr, dovrebbe valere il contrario, ovvero: senza quei testi e quella voce, cosa sarebbero queste canzoni? E soprattutto, cosa sarebbero state quelle canzoni? Ok, meglio fermarsi qui. Basti la forma smagliante sfoggiata nei due inediti qui presentati, la glammeggiante All You Need Is Me e l’eloquente That’s How People Grow Up (I was driving my car / I crashed and broke my spine / So yes, there are things worse in life than / Never being someone's sweetie), la migliore - l’unica - risposta possible a There Is A Life That Never Goes Out. Parafrasando, the king is - still - alive.
(7.3/10)
Scheda: Morrissey
Pubblicazione: 03 Febbraio 2008
File under: rock
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