Non sarà molto generoso, Darren Hayman, quando paragona l’opera prima dei suoi Hefner a “quella foto di quando eri bambino, che non vorresti mai tua madre mostrasse al tuo fidanzato o alla tua fidanzata”. In questo senso, le liner notes da lui vergate per la ristampa di Breaking God’s Heart - in origine pubblicato da quelli della Too Pure dieci anni fa - riflettono la sua crescita come cantautore, performer e artista, così come si riscontra nel recente e maturo Darren Hayman & The Secondary Modern (recensione sul #35). E’ però vero che nelle dieci tracce qui ripresentate - nonché nelle estensive bonus, che fra b-sides e singoli fanno lievitare la scaletta a 40 titoli – c’è qualcosa di irrimediabilmente irripetibile, in termini di ingenuità, urgenza e (diciamolo pure) unicità.
C’è tutta l’avventatezza di essere un ventenne a fine ’90, tirato da una parte dalle suggestioni a bassa fedeltà dei Pavement e dall’altra dalle confessioni personali tipiche dell’indie pop da cameretta (dalla Postcard in giù). Che non aspettano altro di essere sbattute – senza filtri - dentro a un microfono, appese a melodie sguaiate eppure memorabili, con solo qualche sgangherato accordo di corredo e minimi accorgimenti di arrangiamento (una pennata VU qui, un riff glammeggiante là, una chitarrina storta, un organetto malinconico e così via).
In questo, Love Will Destroy Us In The End, The Sad Witch, God Is On My Side, Another Better Friend e - certo – tutti gli altri hymns sono e restano anthem post-adolescenziali la cui carica fresca e incosciente resta ad oggi intatta, tutta da (ri)scoprire. Per l’ennesima volta, John Peel ci aveva visto giusto (fu lui, insieme a Steve Lamacq, principale mentore della band). Segnaliamo, in una traccia, la presenza di Stuart Murdoch all’organo, allora anch’egli esordiente alla corte del producer Tony Doogan (che riportò su nastro If You’re Feeling Sinister). Percorsi diversi, è vero, ma con affinità elettive più profonde di quanto si possa pensare.
(7.3/10)
Scheda: Hefner
Pubblicazione: 06 Gennaio 2008
File under: indie pop
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