Reiterazione e ciclicità sono il verbo di questo misconosciuto ensemble. Combo a più teste o artista in solitario non è dato sapere, ma forse è meglio così. Più è spessa la coltre di mistero intorno a determinati progetti e meglio si recepisce il messaggio lanciato se a parlare è solo la musica. Come a dire, se dietro le aliene musiche di questo Connie Capri si celasse un umano, beh, molto del fascino forse si perderebbe.
Reiterazione e ciclicità, dicevamo. Come nella migliore tradizione di ricerca e sperimentazione. Ma qui c’è un gusto particolare che poco – apparentemente – ha a che vedere con le austere stanze dell’accademia e molto con le lisergiche stagioni del kraut-rock più deforme e spaziale.
Infinite e appena percettibili variazioni su un canovaccio spacey fatto di grassi strati di organi elettrici vintage (principalmente Vox Super Continental e Elka Capri 300) sovrapposti e in sconquasso; minimalismo analogico d’accatto che si trasforma magicamente in sinfonia celeste trance-inducing: a volte vagamente jazz, a volte più elettronica, spesso acidissima (Memento Mori) sempre e comunque fortissimamente krauta, soprattutto per le ritmiche incessanti (elettroniche? acustiche? umane?).
Da elogiare anche la oculata scelta del supporto vinilico che coi suoi graffi e imperfezioni col passare del tempo donerà a queste musiche un fascino ancora più desueto e sinistro. Peccato che la sensazione sia quella del progetto estemporaneo. Solo il tempo ci saprà dire
(6.4/10)
Pubblicazione: 01 Marzo 2008
File under: kraut-synthphony
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