Recensione
Welldonia! Carnifull Trio
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electrofunk indierock Voti redazione e staff

Carnifull Trio

Welldonia!

Riot Maker

I discorsi sul funk italo da qualche anno a questa parte passano sempre per la Riotmaker. Se ci mettiamo poi l’electro(rétro) derivata dalla Scuola Furano o la malinconia wave-hop del trentenne medio degli Amari, in bilico tra sindromi di Peter Pan e contratti a termine, il bingo è matematico. L’estetica indie del Bel Paese è quindi piacevolmente costretta a misurarsi con il pop, intrecciando ad ogni uscita della piccola grande etichetta di Udine delle maglie strettissime con il ritmo e l’elettronica. L’eco della piccola “revolution“ friulana si fa sentire sempre più pesantemente sul panorama mainstream: ogni nuovo numero di catalogo ci assicura qualità e freschezza, divertimento e – perché no? - classe.

Il ritorno del trio di Luca Carnifull prosegue la direzione presa un paio d’anni fa dal combo sui binari del funk rock. Se Modamare apriva a soluzioni e direzioni eterogenee, lasciando però qualche ingenuità e imperfezione dovute probabilmente all’ansia da debutto, oggi i nostri cavalieri sfoggiano l’arte della costruzione del ritmo in maniera compatta, con una produzione che in alcuni punti raggiunge le vette p-funk di newyorkese memoria. Andiamo con ordine. Il disco varia fra tre coordinate di base: la sensibilità melodico rock (inevitabilmente una canzone d’amore per il singolo che sarà Mama Uba), il richiamo della foresta punk (Hot Chip e Le Tigre nella veloce Noi voi alcool) e il Funk con la effe maiuscola (in Kaiserfunk e nella stupenda ‘O puzzone).
Ma il bello arriva nel mezzo: la disco. Ebbene sì: Ti faccio causa (ed effetto) è l’inno derivato dalle ritmiche chic anni ‘80 delle ragazze cin cin mescolate a un testo che va oltre il pop di Dariella & C.; Steamy Wonder ancora in zona dancefloor vira dalla parte dei padri Daft Punk (assonanza non casuale con le accelerate di Steam Machine). Si conclude poi con un’enigmatica e per questo singolare avventura nella progressività di 100 estati.

L’unica pecca in questo dischetto stiloso e consapevolmente uber-kitsch, è che il divertimento dura troppo poco. Meno di mezz’ora di distillato ritmico non basta. La bottiglia finisce troppo presto. Direte voi che molte volte basta la qualità; ma se le premesse ci sono, perché non tentare di fare il botto? Noi lo aspettiamo, intanto ci mangiamo la paffuta batteria “chocolate glazed“ della copertina. La prossima volta rischiate di più. Probabilmente sarà un successo.

(7.0/10)

Scheda: Carnifull Trio

Pubblicazione: 01 Aprile 2008

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2008)

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