Recensione
Let The Blind Lead Those Who Can See But Cannot Feel Atlas Sound
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popgaze Voti redazione e staff

Atlas Sound

Let The Blind Lead Those Who Can See But Cannot Feel

Kranky

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Un disco con dedica, niente di strano. Si dedicano i libri figurarsi un disco. L’intestatario della suddetta è Lockett Pundt, che con Bradford Cox ha condiviso e condivide tutto da dieci anni, dalla stanza d’ albergo quando si è in tour coi Deerhunter sino all’affitto mensile.

Ed è lui, Pundt, alla chitarra in Cold As Ice, unica intromissione nel solo project di Bradford Atlas Sound dal chilometrico titolo di  Let The Blind Lead Those Who Can See But Cannot Feel.

Se gli interessati definiscono la musica dei Deerhunter come ambient punk, quella degli Atlas Sound è ambient pop, laddove il raggio d’azione del progetto ripiega decisamente su sponde shoegaze. Certo, anche nei Deerhunter si parlava una lingua simile, ma mentre lì ci si concedeva anche febbrili aperture wave (Cryptograms) in Let The Blind… ci toccano slowgaze – concedetemi il neologismo – trasognati come Recent Bedroom e Bite Marks che ci condurranno, accolti da un vellutato tappeto di feedback, in docili viaggi a ritroso dalle parti della Creation. A tratti – come capita nei Shocking Pinks – pare di ascoltare una versione meno redneck dei Grandaddy (River Card e l’indolente Quarantined), mentre altrove funziona il connubio tra Sigur Rós e Postal Service, come dimostra l’eterea Winter Vacation.

Da figlio degenere dei Jesus And Mary Chain, Bradford ci ricorda che anche Darklands era un bel sentire (Ativan) e poi c’è sempre una griffe Kranky da rispettare. Quindi l’avvertimento ai Sig Bruce Adams e Joel Leoschke, nelle note della dronica title track, e che se solo volessero…

(7.0/10)

Scheda: Atlas Sound

Pubblicazione: 01 Marzo 2008

File under: popgaze

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