Recensione
I’ll Be Lightning Liam Finn
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indie, pop, songwriting Voti redazione e staff

Liam Finn

I’ll Be Lightning

Fargo

Non si sfugge dal dna. Avrà anche cominciato, giovanissimo, a far casino in una band post grunge dal nome oltraggioso e impronunciabile (Betchadupa; ce li ricordiamo sul palco con Eddie Vedder ai tempi del progetto 7 Worlds Collide), ma adesso questo ragazzo pare essersi del tutto arreso ai geni di famiglia, da bravo figlio d’arte. Complice un trasferimento a Londra dalla natia Nuova Zelanda – e magari i concerti l’anno scorso in veste di membro aggiunto nei riformati Crowded House –, si è lasciato sopraffare dal retaggio pop in agguato, sfornando un disco d’esordio che è Finn (naturalmente papà Neil, anche se il timbro vocale è più di zio Tim) dalla prima all’ultima nota. Oddio, la vena melodica è indubbiamente quella; ma va detto che, specie negli arrangiamenti (giocattolosi, gustosi, infarciti di campioni, loop e suonini strani), emerge una sensibilità figlia di certo cantautorato fai-da-te, in una linea che va idealmente da Beck al compianto Elliott Smith (sentite un po’ This Place Is Killing Me). Non per niente Liam fa quasi tutto da solo, ammiccando ora a cose indie anni ’90 (Lead Balloon, delle Breeders infettate dai Flaming Lips), ora a colleghi come Conor Oberst (Wise Men), per poi ritornare comunque sulle orme del genitore (la title track, Gather To The Chapel) e di chi lo ha ispirato (Beatles ovviamente, ma anche Bee Gees – Shadow Of Your Man).

Se dobbiamo trovare un vero difetto a I’ll Be Lightning è quello di dire più del necessario, di disperdere informazioni ed energie in una scaletta forse troppo stirata, laddove servirebbe concisione e messa a fuoco. Chissà, c’è tempo.

(6.6/10)

Scheda: Liam Finn

Pubblicazione: 04 Ottobre 2008

File under: indie, pop, songwriting

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