Le colline toscane e le lande dello Yorkshire non sono
poi così distanti. My Land Is Your Land è il diario di una collaborazione -
meglio, un’amicizia - nata anni fa tra l’inglese Ashley Hutchings e il nostro
Ernesto De Pascale; ai non addetti basti sapere che uno è fra i padri fondatori
del folk rock albionico (Fairport
Convention e Steeleye Span per
dire i più importanti), l’altro è da più di vent’anni una costante presenza
nella musica del Belpaese, sia essa suonata, scritta o parlata. Se il primo non
ha mai interrotto la propria instancabile attività di pioniere (attualmente è
alla guida dei Rainbow Chasers, in buona parte presenti anche qui), per il
secondo la musica, quella inglese, è stata l’“educazione sentimentale alla
vita” (come rivela in The Call Of
Yesterday); e appunto lo spirito che anima questo disco è la celebrazione
di quelle piccole, grandi cose che la vita la rendono migliore. Le sette note,
certo, ma anche un buon gelato artigianale o una partita di calcio (curioso
scoprire, nelle note di copertina, che
Allestite dai due “registi” insieme a un nutrito cast - che comprende fra i tanti Ken Nicol, Pete
Zorn della Richard Thompson band, Clive Bunker dei Jethro Tull, l’ex Steve
Gibbons band Pj Wright, il troubadour Lester Simpson, la robusta ugola blues di
Graziano Romani e le splendide voci di Jo Hamilton e della siciliana Marian
Trapassi -, le canzoni documentano infatti una compenetrazione tra due culture
che va oltre la fascinazione da cartolina, e nasce piuttosto da una profonda
conoscenza reciproca e un’assidua frequentazione, oltre che da una smisurata
passione. Quello che colpisce, aldilà dei singoli episodi (ognuno fa un po’
storia a sé), è la profonda complicità tra le parti per la riuscita di un
progetto certo ambizioso, tutt’altro che semplice e scontato sulla carta, ma
alla lunga appagante. Il momento - non necessariamente più bello - ma più
rappresentativo in tal senso è l’Epilogo,
che trova sullo stesso palco lo stornellatore fiorentino Riccardo Marasco, Hutchins e Nicol in un’estemporanea esibizione.
D’altronde quello di far coesistere in armonia antico e moderno, di mettere in
contatto ere e luoghi lontani era proprio l’assunto, evidentemente ancora
validissimo, del folk rock dei bei tempi. Un ultimo avvertimento: sarebbe un equivoco
etichettare la musica di questo disco come semplicemente “tradizionale”. Premesse
e risultati dicono, in realtà, l’esatto contrario.
(7.0/10)
Scheda: Ashley Hutchings, Ernesto De Pascale
Pubblicazione: 08 Dicembre 2008
File under: folk, rock
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