Recensione spot
Eugene McGuinness Eugene McGuinness
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retro-pop Voti redazione e staff

Eugene McGuinness

Eugene McGuinness

Domino

Se due indizi fanno una prova, il terzo equivale a certezza assoluta. Prima Jack Peñate, poi lo stellare Lightspeed Champion, adesso Eugene McGuinness: l’ultima generazione di sbarbatelli albionici è una riserva di talenti, o almeno così ci dicono i loro dischi. Nello specifico, questo ventiduenne londinese si candida come il più gradevole discepolo (clone?) di Morrissey in circolazione. E di Billy Bragg. E di Edwyn Collins. Bamboccione romantico e beffardo, crooner impenitente dall’ugola d’oro (Wendy Wonders), intona storie - naturalmente! - ironiche per poi rivestirle di arrangiamenti deliziosamente rétro e accattivanti, in una ricchezza di suoni e orchestrazioni che ricorda proprio Dev Hynes e il suo Lavender Bridge (Moscow State Circus, Atlas). Lungo tutto questo full lenght di debutto si respira un’aria inequivocabilmente vintage (alla maniera di un Richard Hawley sbarazzino, se concedete la contraddizione in termini), che non perde freschezza negli episodi guida Fonz e Ring Around Rosa (rockabilly come Smiths comandavano), tantomeno scade in maniera nel country di Not So Academic, nel Tin Pan Alley di Those Old Black And White Movies Were True, nel pop da giostra di Disneyfied, o nella poesia stralunata diGod In Space (titolo e testo degni dei Monty Python, non c’è che dire). Tutto resta anzi in equilibrio fra omaggio e (velata) parodia, fra riverenza e (accennato) sberleffo, fra inchino e (trattenuta) burla. La stoffa, insomma, c’è; le premesse per una carriera quantomeno interessante, idem.

(7.0/10)

Pubblicazione: 15 Ottobre 2008

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2008)

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