Se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi
vent’anni, è che i muri bisogna abbatterli. Vale per tutti gli ambiti, e allora
al diavolo pure le vecchie barriere fra generi – e ideologie - musicali: oggi
si possono infilare tranquillamente nella stessa frase le parole prog, punk,
avant, new wave senza che la cosa faccia troppo stupore. Ma questo forse lo
sapete già; quello che magari non sapete è che una trentina d’anni fa in
Inghilterra c’era qualcuno che probabilmente l’aveva capito, anche se per
rendersene conto e poterlo rivelare ai posteri aveva avuto bisogno di una
spintarella da parte del Caso. Anzi, del fisco inglese. Alla fine del 1974 i
Curved Air, praticamente disciolti, si erano dovuti imbarcare in una serie di
concerti per saldare un vecchio debito con Sua Maestà, radunando per
l’occasione la line-up originale (allora le formazioni, si sa, erano parecchio
malleabili). Sonja Kristina,
ex-starlette del musical Hair, Darryl Way, prodigio del violino, più
Francis Monkman, Florian Pilkington-Miksa
e Rob Martin dei Sisyphus (in
seguito rimpiazzato da una folta schiera di colleghi) avevano stretto le fila
quattro anni prima, in piena fioritura progressive. Il fatto che si fossero
battezzati in onore dell’arcobaleno di Terry
Riley tradiva ambizioni avanguardistiche, affatto celate dall’uso del VCS-3
e mescolate alle consuete velleità para-classiche del genere (ben esemplificate
nel brano-simbolo Vivaldi), oltre che
a delicate venature folk; la presenza di una frontwoman - e che frontwoman - li
rendeva inoltre mosche bianche nel firmamento prog. Tre LP (Air
Conditioning, Second Album e il giustamente
celebrato Phantasmagoria), un singolo di successo (Back Street Luv) e l’organico si era già sfaldato, con Way
transfuga nei Wolf e
Che non si sia trattato di mera e triste routine dovreste già averlo intuito. Certe cose che accadono su un palco sono fenomeni difficili da spiegare, alchimie di eventi e di forze il più delle volte irriproducibili, miracoli che solo il rock può. E il disco che documenta alcune di quelle performance (nello specifico, quelle a Cardiff e Bristol) è fedele fotografia di momenti irripetibili, come tutti gli album dal vivo dovrebbero essere. Se queste vi sembrano iperboli, fatevi pure un’idea vostra andando a ripescare questo folgorante, scintillante e pirotecnico Live, opportunamente ristampato dalla giovane Esoteric Recordings (sussidiaria della Cherry Red) in occasione dell’attuale ritorno sulle scene dei Nostri. Possiamo immaginare che, quando arrivò sugli scaffali nel 1975, doveva apparire come un oggetto alieno, un po’ come il pressoché coevo disco dal vivo degli 801 di Phil Manzanera e Eno; sospeso fra due ere, le incollava assieme con foga ed espressività memorabili.
Nell’affrontare il nocciolo del loro repertorio (sono le canzoni che portano ancora in giro), questi musicisti avevano (ri)trovato un’aggressività, un dinamismo e un’inventiva inedite per i loro standard, sicché l’accostamento di generi anticipato a inizio recensione suona per niente blasfemo. E’ prog, certamente (vedi Marie Antoinette e Young Mother), ma è – già – qualcos’altro se si ascoltano le ritmiche che virano verso il funk di It Happened Today, le reiterazioni cosmiche in omaggio all’amato Riley di Proposition, le dilatazioni strumentali di Vivaldi (meno accademica e più free che in studio), l’aggressività hard-blues delle chitarre di Back Street Luv (il cui incipit tetro a base di synth sembra anticipare nientemeno che iJoy Division). E poi c’è la grazia animalesca di un’incredibile Sonja Kristina, intenta a tracciare traiettorie impossibili fra Grace Slick e Vanessa Briscoe Hay dei Pylon, PJ Harvey e Eleanor Friedberger dei Fiery Furnaces, Patti Smith e Siouxsie Sioux. Già, è bello pensare che, nel celebrare se stessi, i Curved Air abbiano tirato giù più muri di quanto mai avessero (e avessimo) potuto sperare.
(8.0/10)
Scheda: Curved Air
Pubblicazione: 11 Dicembre 2008
File under: prog
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