Recensione Dvd
The Devil and Daniel Johnston Daniel Johnston
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documentario Voti redazione e staff

Daniel Johnston

The Devil and Daniel Johnston

Tartan Films

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“I believe in God and I certainly believe in the Devil.

There’s certainly a Devil and he knows my name”. ”. (Daniel Johnston)

Uscito lo scorso agosto in DVD, il film-documentario del regista indipendente Jeff Feuerzeig The Devil and Daniel Johnston (premiato nel 2005 al Sundance Festival) traccia un disincantato ritratto del musicista e dell’uomo Johnston, ripercorrendo le vicende biografiche e le fragilità di un artista di culto.

Usando un vastissimo materiale video e audio, collezionato compulsivamente dal Nostro nel corso degli anni (audiocassette, super8 e video, lettere audio, fumetti, disegni) e numerose testimonianze e interviste, Feuerzeig ne ricostruisce la storia (attraverso i genitori, i fratelli, l’ex manager Jeff Tartakov, giornalisti, amici e musicisti). Dai primi anni in Texas, talento precoce dedito alla musica e a super8 autoironici, alle cassette incise e ai concerti, il lavoro per MacDonald ad Austin, il passaparola, le apparizioni su MTV, la malattia mentale, i contratti discografici e la stima crescente (e l’amicizia) di diversi artisti che ne hanno fatto un cult-hero a partire dai primi anni ’90, da Kurt Cobain ai Sonic Youth, passando per Butthole Surfers, Jad Fair, Mark Linkous.

Con un montaggio efficace che alterna passato e presente, Feuerzeig realizza un documentario non agiografico, scrutando impietosamente tra le pieghe di un’esistenza tesa sul filo della depressione maniacale, caparbiamente centrata sulle personali ossessioni. Ecco allora la smania per fama e successo, le paranoie religiose, il primo amore e musa ispiratrice Laurie (che nei contenuti extra il regista fa incontrare con il Nostro per la prima volta l’anno scorso durante una premiazione, il tutto documentato voyeuristicamente); l’autoironia e lo spirito sarcastico dell’uomo (l’autoparodia del desiderio di fama e successo nel rivelatorio broadcasting per la radio WMFU nel 1990, e la vendetta nei confronti del primo manager Jeff Tartakov visto come uno sfruttatore in cerca di un’occasione per far soldi), che danno di Johnston un ritratto crudo e sincero, in certi momenti patetico e insostenibile ma estremamente rivelatorio di un talento autentico, nonostante le molte avversità di una vita tormentata dalla malattia.

I am the ghost of Daniel Johnston and I’m privileged to be here today to tell you about my condition… and the other world”: è questo l’incipit del film, (tratto da un video casalingo dell’’85), che si basa su uno scherzo neanche troppo lontano dalla realtà. Si percepisce che l’uomo è un sopravvissuto ai propri fantasmi, di cui il suo spirito e la sua arte si sono nutriti e si nutrono sempre avidamente. Non ci poteva quindi essere epilogo migliore di quello che vede l’artista vestito da fantasma Casper, altra magnifica ossessione e autoidentificazione, che ci sorride dal suo inferno personale.

Non meraviglia infine più di tanto che il film non sia piaciuto al musicista, secondo quanto ci aveva riferito l’anno scorso nell’intervista bolognese (“E’ andata a finire che ci sono stato male io. Non mi piace quel documentario. Quando l’ho visto mi sono sentito molto triste e deluso. Però è fatta, ormai ed io cerco di non arrabbiarmi con quelli che l’hanno fatto, perché le loro intenzioni non erano cattive, io lo so”): si può umanamente comprendere le reazioni nei confronti di un documento che lo mette così a nudo, rivelandone pregi e difetti, in un omaggio all’arte e alla poetica di un talento immenso.

p.s.: il DVD non ha sottotitoli.

(7.2/10)

Scheda: Daniel Johnston

Pubblicazione: 20 Settembre 2006

File under: documentario

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Teresa Greco

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