More è la storia semplice e lineare della progressiva dissoluzione di Stefan (Klaus Grünberg), uno studente tedesco che approda a Parigi con tutta la voglia di scoperta, che da sempre sembra animare le storie incentrate sull’estetica giovanilistica. Ad una festa, conosce Estelle (Mimsy Farmer), una ragazza bionda e intrigante, che sarà il viatico all’uso delle droghe e alla sua definitiva caduta nella dipendenza.
Debutto alla regia per l’iraniano Barbet Schroeder, Moreè un film che visto con gli occhi di oggi potrebbe apparire più datato di quanto in realtà non sia. Figlio, comunque, dei suoi tempi (l’anno di uscita nelle sale è il 1969), il debutto di Schroeder è diventato con il passare degli anni un cult movie, per due ragioni principali: la soundtrack composta dai Pink Floyd e il percorso accidentato nelle sale. Il film, pur essendo in lingua inglese, rimase a lungo soltanto un piccolo fenomeno in Inghilterra e negli Stati Uniti, ottenendo molto più credito nel resto dell’Europa, in special modo in Francia. Il film fece il suo debutto al 22° Festival di Cannes, il 13 maggio 1969, approdando poi negli Stati Uniti, il 4 agosto, con una prima a New York.
Il film stesso ha un mood molto europeo. Una piccola epopea della decadenza giovanile, che si snoda fra Parigi e Ibiza, procedendo per stadi e sostanze successive, e impregnandosi sensibilmente della cultura hippy dell’epoca: costumi libertini, sessualità libera, estasi dei sensi e poetica della dissoluzione.
Un canovaccio da film underground, che Schroeder non ha alcun pudore nel mostrare. L’ingente quantità di scene di sesso e droga è un piccolo caso se si considera l’epoca in cui il film fu concepito. L’occhio del regista osserva i comportamenti mantenendosi distante e portando in dote i passati da documentarista. L’immagine è sempre molto curata e a tratti quasi patinata. Tutte le sequenze girate ad Ibiza, compresa quella dell’allucinazione da overdose, sono una festa per gli occhi. Bagni di sole e estasi in riva al mare. A questo contribuisce senza alcun dubbio la bellissima fotografia del maestro Nestor Almendros, a cui si devono le illuminazioni di film come I giorni del cielo di Terrence Malick e Adele H di Francois Truffaut.
Dove il film mostra tutti i segni del tempo e anche diversi problemi di sceneggiatura è nel rapporto, faticoso e avaro di motivazioni forti, tra i due protagonisti. Appurato il ruolo di sirena per lei e di vittima sacrificale per lui, la chimica della relazione scivola troppo spesso in un gioco vuoto, contornato dalla droga e da esso realmente dipendente. Si aggiunga poi tutto lo scenario da exoticaeuropea, con tanto di nazista che traffica in droga nello splendido sfondo spagnolo, e il gioco è fatto. Gli ingredienti per inscenare una storia giovanile piena di appeal sessantottino ci sono tutti.
Il pericolo vero del film, semmai, potrebbe essere quello di rendere fin troppo attraente l’uso di LSD e eroina, ma l’epilogo finale chiude drasticamente il discorso, mostrando con cinismo l’evoluzione degli eventi. Un epilogo con un vago retrogusto moralista, che in qualche modo sottolinea anche come il merito maggiore di Schroeder sia quello di rimanere per tutto il film avulso da giudizi di sorta, sui comportamenti e sui protagonisti. More potrebbe essere la riproduzione filmata di un case studyda trattato sociologico. L’interesse di Schroeder per le sottoculture giovanili, del resto, tornerà anche successivamente nella sua filmografia, così come il suo approccio da osservazione non partecipante.
Morenon è il miglior film sulla dipendenza dalle droghe. Evita di mostrare davvero il lato buio della dipendenza, come ad esempio riesce a film come Christiana F. di Uli Edel o Drugstore Cowboydi Gus Van Sant, né ha il coraggio di osare con la rappresentazione e il ruolo simbolico delle droghe, come riesce a Gilliam in Paura e delirio a Las Vegas o a Dennis Hopper con Easy Rider(film che vanta la miglior sequenza allucinatoria da LSD mai fatta al cinema), eppure è un film riuscito per il modo in cui mostra la progressiva discesa nella dipendenza e la conseguente escalation nella perdita di freni inibitori.
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