La Sera Della Prima
Cover image
Genere

commedia, drammatico

Durata

106’

Sceneggiatura

Nancy Oliver

Cast

Ryan Gosling, Kelli Garner, Emily Mortimer, Paul Schneider, Patricia Clarkson

Musica

David Tom

Fotografia

AA.VV.

Montaggio

Tatiana S. Riegel

Data

10 Gennaio 2008

Uscita Film

Gennaio 2008

trailer

Lars e una ragazza tutta sua

Craig Gillespie (USA, 2008)

Lars è affetto da una forma particolare di malattia mentale che ha un nome tanto strano quanto la fobia che rappresenta, quella di essere toccato: l’afefobia. Orfano di padre e madre, accompagnato solo dall’inseparabile, ormai proverbiale, copertina di Linus, Lars reagisce alla malattia procurandosi una donna che di certo non è in grado di incutere la paura che lo sconvolge: la bambola Bianca.

Di ossessioni il cinema si è occupato in vari altri contesti: la rupofobia di Howard Hughes in The Aviator per esempio o le perversioni nascoste de La Pianista, i traumi del passato nei film di Hitchcock (Marnie, Vertigo, Psycho) ma anche film più recenti in cui adolescenti incompresi sono affetti da problemi relazionali e/o mentali. Come Freud (e molti film) insegna(no) la fobia è solo una manifestazione del rimosso: nel caso di Lars il trauma originario è la perdita delle persone care alla quale finisce per reagire facendo morire la sua bambola. Allestisce, così, il dramma che lo ha segnato (altro topos nei film psicanalitici) e si allena a perdere le cose, creando famigliarità con il senso della fine di tutto, come succede in quella bella poesia di Elizabeth Bishop. La struttura del film, quindi, è quella classica ma il registro, invece, cambia. Non c’è dramma: la cosa, infatti, appartiene all’ordine naturale dei fatti che caratterizzano l’umanità, come tante altre ossessioni che affliggono altri compaesani, come fanno notare gli anziani riuniti in consesso. Perché, allora, preoccuparsi tanto e fare tragedie? La soluzione è già in saccoccia: la guarigione passa attraverso la dolcezza con cui tutto il paese persuade Lars sulla forza del pensiero. Il re è nudo ma se tutti lo vedono vestito la nudità scompare. A causa di questo tema (peraltro interessante) il film è stato criticato di ‘buonismo’; si è parlato del tocco edulcorato, stile Frank Capra, per l’insistenza sul registro delicato e dolce. In realtà, nonostante la sua dolcezza di superficie, Lars è un vero e proprio egocentrico, insicuro e antipatico, come ogni immaturo sa essere e il film, visto così, dice molte più cose sulle piccole società della provincia (americana e non).

Magari uno psichiatra inorridirebbe ma si tratta pur sempre di un film e non si può prender troppo sul serio. E allora perché mai dovremo andarlo a vedere? Prima di tutto perché il protagonista, Ryan Gosling, è davvero bravo (è un film basato tutto sugli interpreti). Poi per il regista, che è già alla sua opera seconda negli Stati Uniti, Mr Woodcock, con attori del calibro di Susan Sarandon e Billy Bob Thornton. Inoltre è l’ennesimo caso in cui il cinema deve qualcosa al serial tv dal momento che la sceneggiatrice, Nancy Oliver, proviene da Six Feet Under, dove perdita e dolore sono il filo rosso e sui quali, quindi, pare essersi a lungo allenata.

Infine questo film deve il suo valore all’attualità del tema: in una fase post-human come la nostra è assolutamente normale raccontare con tale ingenuità naif una storia simile di partnership tra uomo e alterità non umana! Che si tratti di automi, alter ego, avatar o anche, perché no, bambole più o meno gonfiabili, da sempre l’uomo si è fatto aiutare o trastullare da partner non umani, materiali o virtuali che siano (Lars incontra la sua Bianca su Internet, il che fa pensare che la paura dell’intimità sia davvero generalizzata…) Questa sindrome di Pinocchio parte da Collodi e comprende una miriade di film: da Metropolis a Blade Runner, passando attraverso Cronenberg o, anche, Il Dormiglione di Woody Allen. A titolo informativo dobbiamo ricordare, poi, che Lars non è di certo il primo ad essere piacevolmente intrattenuto da una bambola: il feeling inizia ovviamente con la crisi della coppia ortodossa negli anni 60. In Italia Lattuada la mostra nel 1967 in una delle scene iniziali di Don Giovanni in Sicilia (da Brancati) e poi c’è, chiaramente, Fellini con Casanova. Michel Piccoli nel 1974 è ossessionato dalla sua bambola gonfiabile nel film dello spagnolo Luis Garcia Berlanga, Life Size. Le presenze plastiche più recenti sono in Kantoku banzai! in cui Takeshi Kitano se ne va in giro con una bambola-alter ego e pare che per la prima volta possa essere ribaltato il ruolo e che anche la donna possa godere delle gioie della carne con un bambolotto, come succede a Winona Ryder nel film The Ten, di prossima uscita. La fine del sessismo comincia a dare i suoi frutti!

copertina pdf #91