I Fratelli Grimm è il tipico prodotto fantasy, che quelli della Miramax stanno cercando di venderci a tutti i costi, dopo i successi diHarry Potter e del Signore degli Anelli. In pratica, un film pop-corn per famiglie, con attori famosi, ironia da quattro soldi, qualche momento pauroso (ma non troppo…) e il lieto fine per uscire dal cinema con il sorriso. Io dico che questa discutibile prassi sta mostrando il segno, e costringere un artista come Gilliam a tutto questo è un delitto concepibile solo da una coppia di produttori cafoni.
Sì, perché il film in questione vanta una firma d’élite: quella dell’ex Monty Python, autore di film di culto come Brazil, e Il barone di Munchausen, che ha sempre lavorato per un cinema radicalmente opposto ai dettami edulcorati della “Disney Productions”. Gilliam è il deus ex machina di un mondo drogato (Paura e delirio a Las Vegas), anarchico, umorista, allucinato, lisergico. Lui il film lo voleva fare a sua immagine e somiglianza: se proprio Matt Damon deve essere il protagonista, perché non mettergli un naso finto?
Le
vicissitudini produttive del film sono state molto travagliate e gli
scontri con i fratelli produttori Weinstein intensi, se è vero quello
che è poi trapelato: imposizione di Dana Headey, mentre Gilliam voleva
Samantha Morton; imposizione di Matt Damon (sul naso finto si è già
detto); licenziamento del direttore della fotografia, Nicola Pecorini,
giudicato troppo lento. Che Gilliam si sia dovuto piegare a questi e
altri diktat è cosa che si capisce benissimo dal film che è arrivato
nelle sale. Del resto doveva pur uscire dall’impasse produttivo in cui
si era perduto (Lost in La Mancha) andando dietro al progetto di The Man Who Killed Don Quixote.
A conti fatti, il film ha i suoi punti di forza soprattutto nelle splendide suggestioni visive, che prendono da Dorè, Friederich, Fussli, e illustrano perfettamente i diversi riferimenti fiabeschi, inseriti qua e là a mo’ di citazioni sparse: Cappuccetto Rosso, Biancaneve, la Bella addormentata nel bosco, e così via. Tutto è però piatto e prevedibile, in un film che al posto di unire Tim Burton (Sleepy Hollow) e Monica Bellucci (come sempre ingessata come una statua) avrebbe dovuto ritrovare un legame più diretto con i racconti di Angela Carter. Nonostante tutto, le ellissi stordenti di Gilliam non mancano: un cavallo che mangia in un sol colpo una bambina o un omino-biscotto di fango, che rapisce occhi e bocca ad un'altra bambina, in un allucinante episodio a metà tra Shrek e Svankmajer.
Per Gilliam, il momento del riscatto e della libertà creativa sembra però essere già giunto con il nuovo Tideland, film a basso costo e girato in completa autonomia subito dopo i Grimm, che comincia adesso a fare il giro dei festival.
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