La Sera Della Prima
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Genere

thriller, giallo

Durata

1h 35’

Sceneggiatura

Sandro Petraglia

Cast

Toni Servillo, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Valeria Golino, Heidi Caldart

Musica

Teho Teardo

Fotografia

Ramiro Civita

Montaggio

Giogiò Franchini

Data

28 Ottobre 2007

Uscita Film

Settembre 2007

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La ragazza del lago

Andrea Molaioli (Italia, 2007)

L’esordiente Andrea Modaioli (già assistente di Moretti, tra gli altri) realizza un giallo in sottrazione, ambientato nell’apparentemente quieta e chiusa provincia friulana. Gli elementi in gioco sono quelli dell’indagine classica (una ragazza è trovata morta in riva a un lago nei pressi di un piccolo paese di montagna, e i sospetti sembrano inizialmente ricadere sul fidanzato di lei), con un commissario, il burbero Toni Servillo, il quale deve farsi strada tra ambiguità, reticenze e indagini introspettive.

In sottrazione, dicevamo: al regista interessa il non detto, e quel che rimane togliendo via via il superfluo, concentrandosi su sentimenti, dolori e mancanze. Non un’analisi sociale quindi e men che meno una caratterizzazione in tal senso. Le interpretazioni sono allora asciutte al massimo, potendo contare soprattutto su un cast di assoluta qualità, dal citato Servillo a Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Valeria Golino.

Tratto dal romanzo Lo sguardo di uno sconosciuto della norvegese Karin Fossum, regista e sceneggiatore (Sandro Petraglia) trasferiscono atmosfere nordiche in un paesaggio carsico, e non si soffre del passaggio, anzi; prevalgono le linee geometriche e l’algidità della fotografia, insieme a un senso di precarietà e “orrore” suscitato dai luoghi e dal paesaggio. Una metafisica geografica e del dolore. Che viene puntellata in modo non calligrafico dalla colonna sonora di Teo Tehardo, tra dissonanze e silenzi. Si assiste così allo scavare di Servillo verso direzioni apparentemente insospettabili, inseguendo le sue intuizioni, mentre al contempo è dolentemente preso dalle sue vicende personali (la moglie che soffre di una malattia mentale degenerativa), altrettanto laceranti.

La malattia è un leitmotiv che tutto ammanta, provocando reticenze e giustificando moventi e intenzioni e che peserà come una cappa sull’intera indagine. La malattia che provoca e sostiene il delitto, malattia che tocca in prima persona il commissario, le storie principali (la vittima e il suo assassino) e quelle di contorno (le efficaci caratterizzazioni di Mario e del padre, l’uno agito dalla malattia mentale, l’altro in sedia a rotelle dominatore del figlio) e che farà, alla fine di un gioco ormai inevitabile tra indagatore e indagato, scoprire il colpevole. Un altro elemento che accomuna i personaggi è il rapporti genitori-figli, e le delicate problematiche di rapporto che ne derivano, a diversi livelli (il commissario con la figlia, Mario e il padre, l’assassino il figlio morto, la vittima con padre e sorella…).

L’abilità registica e in sede di sceneggiatura è quella di mantenere una rarefazione ambientale e introspettiva, mentre il ritmo diviene sottilmente più incalzante solo nell’ultima parte del film, a giochi ormai fatti. E che così mantiene costante il pathos dell’investigazione su personaggi e fatti.

In sostanza un debutto interessante, presentato di recente a Venezia durante la Settimana della Critica, che ci sentiamo di sostenere, in attesa di ulteriori conferme.

copertina pdf #91