La Sera Della Prima
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Genere

Drammatico

Durata

1h 36’

Sceneggiatura

Paul Laverty

Cast

Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet

Musica

George Fenton

Fotografia

Nigel Willoughby

Montaggio

Jonathan Morris

Data

21 Ottobre 2007

Uscita Film

Ottobre 2007

trailer

In questo mondo libero…

Ken Loach (Germania/Gran Bretagna/Italia/Spagna, 2007)

Il cinema è un laboratorio di vita, vi si trova di tutto, i rapporti di produzione, gli odi, gli amori, i rapporti figli-genitori e padroni-operai…”. Sono le parole di Jean-Luc Godard, del lontano 1980. Parole che non hanno perso niente della loro forza, e che rimangono lì, come una piattaforma ideale su cui costruire ancora il cinema. Ken Loach deve aver tenuto in conto una visione del genere. In fondo, i suoi film non fanno altro che esplorare e allargare il campo di indagine indicato da Godard. Perché i tempi cambiano, le cose si complicano, gli schemi saltano, e le strutture sociali sono meno stabili, più fluide, disarticolate. Viviamo in una Modernità Liquida, direbbe il sociologo Zygmunt Bauman: una fase storica attraversata, costantemente, dallo sciame inquieto dei consumatori e dalla miseria degli esclusi.

Al solito, lo sguardo di Loach riserva la sua attenzione agli ultimi, agli emarginati, ed il suo cinema non perde colpi nel vivisezionare la realtà. La macchina da presa, per il regista, sarebbe un oggetto inservibile se non avesse il potere di restituire un ordine alla realtà, di costruire il senso delle cose, nonostante tutto impazzi veloce e niente risulti chiaro. Ed il suo ultimo lavoro, infatti, continua a rischiarare le pieghe oscure in cui si è infilata la nostra Storia.

In questo mondo libero…è un piccolo compendio delle grandi mutazioni sociali. Guardi lì dentro, nel disegno in miniatura del mondo occidentale, e sbuca fuori la contemporaneità. Le ondate di immigrazione risucchiate dal mercato nero del lavoro. Il cambiamento del neo-capitalismo che non produce più oggetti, ma servizi e relazioni. La flessibilità del lavoro diventata trappola e precarietà – una parola molto di moda oggi, logorata al punto da apparire cava, e che qui riacquista spessore e disperazione reale. La difficoltà, per gli esseri umani, di superare i confini del proprio Io e stringere relazioni, farle durare nel tempo.

E la bellezza di questo film, più che nella sua qualità visiva, risiede nella potenza della sua scrittura: tutte le contraddizioni del nostro tempo sono ricucite sul corpo e la storia di Angie – una perfetta Kierston Wareing. Una donna sfruttata che per fuoriuscire dalle sabbie mobili della sua condizione decide di sfruttare a sua volta. Una donna che da classico oggetto di dominio diventa il soggetto che esercita il potere. Potere che non fa sconti, e che si rivolta contro se le proprie azioni sono guidate solo dall’istinto predatorio e non dall’etica.

Ed è questa la cosa interessante: nel mondo liberodi Loach, gli occidentali hanno la doppia dimensione di sfruttati e sfruttatori, allo stesso tempo. Così potrebbero riconoscersi negli emarginati, condividerne le difficoltà, divenire parte di un insieme più ampio. Ma ciò non avviene, o capita di rado. È infinitamente più semplice varcare la linea e mutarsi in sfruttatori. È infinitamente più complicato capire che il destino degli Altri - qualunque esso sia - coincide con il nostro futuro.

copertina pdf #91