Recensione
Pot Of Gold Alice Russell
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New R & B Voti redazione e staff

Alice Russell

Pot Of Gold

Differ-Ant

Vale la pena ribadirlo: una delle tendenze dell’ultimo  biennio è la riscoperta della soul music e il conseguente proliferare di “novità”  discografiche in tal senso. Che finiscono pure con lo sbancare le classifiche,  oltre a restituirci nomi del passato in forma smagliante com’è stato per Bettye LaVette e Candi Staton. Più difficile dire cosa resterà una volta esauritosi il polverone, ma al momento è  forse un voler cercare il classico pelo nell’uovo. Tra le spiegazioni possibili  c’è la semplice serie di corsi e ricorsi storici: considerando che da un bel  po’ si guarda agli anni ’80 in cerca di ispirazione, i più attempati tra i  lettori ricorderanno che in quel decennio ci fu anche chi trafficò con il soul,  ad esempio quella “cool generation” di Style  Council ed Everything But The Girl che regge oggi meglio di tante brutture coeve. Spentasi la fiamma, verso fine decade  ecco il fenomeno dell’acid jazz - qui regolarmente evocato dalla briosa Universe - a chiudere il cerchio. 

Per tornare all’oggi, Alice Russell è una bianca  dalla voce possente e trascorsi nell’elettronica da club. In combutta col  produttore Quantic, ha messo in  carniere dal 2005 a oggi un trio di album (Under  The Munka Moon, My Favorite Letters e Under The Munka Moon II) e cerca  ora con pieno diritto di cavalcare l’onda delle Amy e Duffy di turno. Pot Of Gold tiene fede al titolo solo a tratti,  scontando il guardarsi indietro cercando di ricreare “in vitro” i tempi che furono  con la tecnologia di oggi. Tre quarti d’ora che passano in rassegna le pieghe  della black, questi, dove dalla rotondità sudista di Turn And Run e Hurry On Now agli echi Motown di Two Steps, da Stevie Wonder (Let Us Be Loving) al blues anni 20 (Lights Went Out) non manca stilisticamente nulla. Semmai è la personalità  a latitare: quando la cosa più convincente è la splendida rilettura del  tormentone Crazy (restituito nelle  vesti di cadenzato e drammatico gospel) degli Gnarls Barkley, qualche problema il recensore se lo pone. Non  fraintendetemi, però: il lavoro è gradevole e potrebbe raccogliere anche un meritato  successo. Se i dischi costassero di meno, ne consiglierei quasi l’acquisto per  un solo brano. Indovinate un po’ quale…



(6.8/10)

Scheda: Alice Russell

Pubblicazione: 01 Dicembre 2008

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