Spunti di riflessione. Pensieri, meditazioni. Solitudini e condivisioni. Foto di gruppo in interni, firma in calce per le visioni quotidiane di Ozpetek: nessuna fata, nessuna ignoranza, nessuna sacralità. Solo l’anelito e il desiderio, la tensione degli affetti, la loro cura, la fenomenologia, racchiusa nel salotto per la cena di festa, nel giardino triste della casa di campagna, nella sala d’attesa dell’ospedale o nell’aria gelida d’una camera mortuaria.
Il personaggio chiave delle pellicole di Ferzan è sempre un gruppo: amici, conoscenti, compagni. Pezzo collettivo composto da frammenti che si staccano dal flusso infinito sotto le luci della telecamera, brani emotivi che attraversano il quotidiano e ci mettono lì, seduti e tranquilli, trasformando la poltrona del cinema in un metro di tavola, uno spazio che riunisce un qualunque gruppo di amici in una qualunque città. Tutto è medio e tutto è normale, tutto è tenue. Tutto scorre e lacera.
La dipendenza e la diversità, la droga e gli affetti, la rabbia e i black-out comunicativi, le separazioni e le bugie. Le parole spezzate, gli abbracci, e gli occhi che improvvisamente cadono, perdendo la luce mentre la bocca mastica la carne delle polpette. I rituali che esorcizzano una dipartita improvvisa, che interrompe il fluire e costringe a ripensare, a elaborare: ancora un lutto, ancora quel punto interrogativo. Forse questi non sono argomenti universali, né tematiche di stretta attualità: sono assaggi che passano sotto l’occhio del regista, sono mani e corpi, vestiti, abitudini. Intimità condivise.
Quando il film finisce c’è una pallina che rimbalza sul tavolo, da una parte all’altra, e Intorno, il gruppo intero, il personaggio. Il dolore arriva e passa alla prossima, evento critico che cerca risposte. Il film finisce e sembra che nulla sia successo. Qualcuno si aspetta ancora i risvolti, le direzioni. Ma la metafora, la sola metafora che esce da questo film è la bellezza irripetibile dei percorsi di una persona attraverso le sue relazioni, le sue condivisioni, nelle sue immagini di gruppo.
Come un album di fotografie che improvvisamente si anima, e che, quando una di queste foto scompare, prosegue comunque, ineluttabile, a rigenerarsi attraverso altri occhi, altre storie nelle pagine. Altre piccole immagini animate del personaggio collettivo di Ozpetek, un personaggio semplice che senza parlare risponde, e stretto a sé, prosegue. Come la pallina di una piccola partita di ping-pong.
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









