Onde
E’ un peccato che l’esordio di Francesco Fei, autore di numerosi videoclip per conto di
Verdena,
Litfiba e
Franco Battiato,
sia uscito in sordina, per giunta in poche città a causa dei soliti
problemi di distribuzione. Dispiace perché si tratta di uno dei
migliori film italiani della stagione, almeno finora, e certamente del
più personale.
La trama è assai scarna: Francesca (
Anita Caprioli) soffre a causa di una macchia violacea che le deturpa il viso e non riesce ad accettarsi; un giorno incontra Luca (
Ignazio Oliva), un musicista non vedente che le cambia la vita. Da allora inizia a vedere le cose da un’altra prospettiva…
La vera protagonista di
Ondeè Genova, che grazie agli spostamenti e le traiettorie dei due
personaggi possiamo percepire sotto una nuova veste: le gallerie, i
vicoli, l’acquario, il porto, la nave dove Francesca fa footing, una
serie di
non luoghi carichi di risonanze, di echi, quelli che
permettono a Luca di orientarsi, pregni di vita ma al tempo stesso di
solitudine, sembrano presagire quello che sarà il loro rapporto amoroso.
Il cinema di Fei non affida certamente molta importanza alla
sceneggiatura, perché si è dotato di uno sguardo obliquo, che cerca il
senso delle cose nell’assenza dei dialoghi, tant’è che molti scambi di
battute fra gli altri personaggi del film sembrano rituali, poveri di
significato, mentre la coppia cerca di soppesare ogni gesto, ogni
parola. E’ anche la storia di un’accettazione serena della cecità
(Luca), che consente di vivere ed esprimersi compiutamente in questo
caso attraverso la musica, e la storia di una negazione (Francesca), di
chi non vuole riconoscere la propria diversità e soprattutto teme che
qualcuno, dall’esterno, possa rivelare il suo “handicap” a Luca.
Onde come quelle del mare, ma soprattutto
come onde dell’etere (il monte costellato di ripetitori dove si recano
i due per sentire le radiazioni) e onde sonore, infatti la musica qui è
perfettamente integrata alle inquadrature e svela quella che deve
essere una sincera passione di Fei: l’ambient di
William Basinski, le sperimentazioni di
Rafael Toral, un omaggio ad
Alvin Lucier (
I Am Sitting In A Room), un breve passaggio dei nostrani
Julie’s Haircut, la malinconica chiosa dei
Talk Talk di
Laughing Stock,
tutto si tiene, in questo piccolo esordio, in una storia stretta tra i
vicoli genovesi e densa di silenzi, di attimi di vuoto nei quali tutto
potrebbe finire.
Si dirà che le origini di Fei sono riconoscibili proprio perché viene
dal videoclip, invece qui il montaggio non è ipercinetico, né si
trovano sperimentazioni visive forzate: il linguaggio adoperato è
sottile, tanto che non si sa come classificare quest’opera prima. Quel
che è certo è che nel nostro Paese non succede spesso di vedere lavori
del genere, perciò sarà opportuno un ripescaggio in dvd, in attesa di
altri lavori che ci svelino compiutamente il segreto di questo regista.