La Sera Della Prima
Cover image
Genere

biografico, drammatico

Durata

2h 3’

Sceneggiatura

Sofia Coppola (dalla biografia scritta da Antonia Fraser)

Cast

Kirsten Dunst, Marianne Faithfull, Steve Coogan, Jason Schwartzman

Musica

AA. VV.

Fotografia

Lance Acord

Montaggio

Sarah Flack

Data

15 Dicembre 2006

Uscita Film

Novembre 2006

trailer

Marie Antoinette

Sofia Coppola (USA, Giappone, Francia, 2006)

Come gli altri film di Sofia Coppola, anche Marie Antoinette racchiude la storia di una giovane donna persanei complicati meccanismi della vita. E a rileggere la sua breve filmografia, verrebbe da pensare che, in fondo, la regista non abbia fatto altro che girare e montare lo stesso identico film. Se avete presente gli altri titoli, vi sarà facile immaginarl: Il giardino delle vergini suicide non era altro che la storia di un paio di ragazze perse dentro i confini ferrei di una famiglia, e il più recente Lost In Translationraccontava di una donna sola e senza punti di riferimento all’interno di una cultura sofisticata e lontana, quella giapponese. E, sorprendentemente, Marie Antoinette continua a mettere in scena la vicenda di una ragazza che a soli quattordici anni ha già il destino segnato: per ragioni più grandi di lei, dovrà abbandonare l’Austria, spogliarsi di tutto, entrare in Francia, qui diventare regina e sottomettersi alle assurdità della vita di corte. Per questo, allora, non è del tutto azzardato definire il film come Lost in Versailles: forse solo così è possibile capire meglio il film, ma anche il metodo di lavoro della regista.

A guardare bene, è come se Sofia Coppola in questo suo ultimo film avesse condensato e reso più complessi temi e suggestioni che già apparivano nei suoi lavori precedenti: infatti, è molto semplice rintracciare sia il tema della famiglia come luogo chiuso e senza uscita (in questo caso quello della famiglia reale), sia quello dell’approdo in una cultura nuova, aliena e sofisticata. E se nei precedenti film le protagoniste si perdevano al solo contatto con una di queste due realtà, qui è come se Maria Antonietta si perdesse due volte, senza la speranza di addolcire gli eventi (come lasciava intendere l’happy end di Lost In Translation) e trovare una duratura posizione nel mondo.

Il simbolo di tutto questo è proprio la reggia di Versailles. Ed è un simbolo senza pari. Perché, in un solo momento, rappresenta la gabbia dorata in cui la famiglia reale si auto-reclude ed il picco di eleganza e sofisticazione di una cultura. Se ci fate caso, allora, troverete nel film non uno, ma due protagonisti: la regina e Versailles. Sofia Coppola è molto attenta a dosare i piani, e fa in modo di bilanciare con esattezza la visibilità della reggia e quella della regina. Per tutto il film è come se i due si sfidassero: si attraggono, si respingono in continuazione. Maria Antonietta lotta, ma alla fine cede alle lusinghe di Versailles – c’è una scena toccante, nella seconda parte del film, in cui è difficile separare la figura della regina da quella della carta da parati della reggia. Ed è proprio qui che comincia la sua fine, quando dopo un lungo errare e perdersi la regina cerca una posizione netta e definitiva nel mondo.

Le protagoniste di Sofia Coppola sono personaggi vulnerabili, messe sotto scacco dalla appartenenze sociali e familiari. E questo film, nel 2006, la dice più lunga di qualsiasi trattato di sociologia.

copertina pdf #91