La Sera Della Prima
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Genere

commedia

Durata

2h 15’

Sceneggiatura

Barry Levinson

Cast

Robin Williams, Christopher Walken, Laura Linney, Jeff Goldblum

Musica

Grame Revell

Fotografia

Dick Pope

Montaggio

Blair Daily, Steven Weisberg

Data

07 Luglio 2007

Uscita Film

Maggio 2007

trailer

L’uomo dell’anno

Barry Levinson (USA, 2007)

A distanza di alcuni mesi dalla stoccata a Bush jr. nel discusso e provocatorio mockumentary dell’inglese Gabriel Range, Death Of A President, ecco arrivare un’altra occasione per sbandierare il proprio dissenso. Questa volta invece che fare una specie d’inchiesta fantapolitica si butta tutto sulla risata. Come a dire “se abbiamo un presidente comico - leggi: ridicolo -, allora possiamo ipotizzare di eleggere un comico come presidente”. Protagonista del film è uno stand-up comedian (Robin Williams) tipo David Letterman o Jay Leno che si candida quasi per scherzo alla presidenza e, chiaramente, viene eletto.

Il bersaglio che Levinson vuole colpire è il potere dei media (suo è stato anche Wag The Dog, da noi tradotto con l’inappropriato titolo Sesso e potere), tv in testa, che crea una pericolosa mescolanza tra mezzobusti politici e mezzobusti televisivi. La campagna elettorale è una parata allestita in televisione (definita dal comico presidente che polemizza sugli avversari come “un’arma di distrAzione di massa”!); ma anche i sistemi elettorali sembrano essere roba da matti.

Ecco il secondo bersaglio. Fin dall’inizio sembra, infatti, che ci siano stati errori nel sistema digitale per lo scrutinio dei voti, la questione coinvolge una giovane donna che scopre il bug e i dirigenti della Delacroy, l’azienda che aveva in appalto il lavoro, pronti a zittirla in quanto per nulla intenzionati a far crollare le proprie azioni in borsa (il male agisce davvero banalmente qui).  

Quest’ultimo fatto non è una novità, se ne discusse a lungo anche all’epoca dell’elezione di Bush jr. Anche il film di Pollack, Recount, parla di riconteggio delle schede, cosa che dimostra quanto sia pressante la questione e allucinante lo scenario: si esporta la democrazia, ci si fa paladini di questo principio ma si ha per presidente uno che non è mai stato votato! Come dice Walken nel film, citando Twain, tra la realtà e la finzione non c’è nessuna differenza, se non che la seconda deve essere verosimile.

Il film è senza infamia e senza lode, si potrebbe apprezzare di più in lingua originale (il doppiaggio è abbastanza brutto), è difficile per il pubblico non americano perché è denso di riferimenti alla tv made in USA, ma si fa vedere grazie alle capacità istrioniche di Robin Williams perfettamente dentro la parte (gli calza a pennello tanto che sembra veramente crederci in prima persona e probabilmente è così…). Ci sono battute davvero gustose e argute, (ce n’è una anche su quegli italiani che hanno eletto alla camera una pornostar…), intellettuali quel tanto che basta in un contesto in cui Levinson non ha mai voluto strafare e portare il film sulla linea della farsa. Lo spunto elettorale è un buon tema di denuncia ma nel film si risolve in modo un po’ pasticciato e alla fine ammoscia tutti i buoni propositi con cui era partito.

Da ricordare due piccole apparizioni e un’autocitazione: compaiono ad un certo punto De Niro vestito da pollo e Billy Crystal da tacchino seduti su una panchina, diretti dallo stesso Levinson qualche anno fa per ridare fiducia ai newyorkesi dopo il crollo delle torri. Fatto questo non secondario nell’impianto generale del film: perché, infatti, collocare una simile citazione in un film del genere? Due cose: prima di tutto il “post-Twin Towers” sembra essere diventato una sorta di sottogenere in America; secondo, il rancore e la contestazione su Bush figlio sembrano inevitabilmente intrecciati al dolore che nacque da quell’attentato e dalla catena di scontri che lo seguirono.

copertina pdf #91