Ha un che di algido
e glaciale la musica degli Hi-Risk Cafè. Qualcosa che la rende
distante da chi ascolta, immobile in un immaginario scenario
futuristico, incastonata in lucenti cristalli di neve, quasi fosse
un’entità intangibile e perfetta. Sarà forse per
l’aspetto lindo e metallico delle strutture, le pregevoli doti
tecniche dei musicisti o magari per quel suono - così
coscientemente indeciso sulla direzione da prendere - che scalpita,
si dibatte, pare inafferrabile e lontano anni luce dalle etichette
preconfezionate.
Una formula che ruba all’elettronica per
raffinare le trame e dare profondità, affida alle chitarre
elettriche una funzione pressoché decorativa – spesso
limitata a interventi dalla precisione chirurgica -, scommette sul
ritmo e su modelli estetici anni ’80, completa il tutto con
elementi provenienti da humus musicali tra i più disparati.
Dal lavoro di taglia e cuci emergono le rimembranze Pulp di And Now, le tessiture melodiche dal vago sapore grunge di Strange Obsession, le aspirazioni punk-wave di AlwaysThe
Same, le intuizioni industrial di Feel It , le
distorsioni robuste di More – nei dintorni di International Noise Conspiracy – o magari il
rumorismo free della title track.
Un piacevole guazzabuglio di
stili insomma, libero di essere interpretato a piacimento e dal buon
livello qualitativo.
(6.7/10)
Scheda: Hi-Risk Cafè
Pubblicazione: 01 Giugno 2006
File under: crossover
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