La Sera Della Prima
Cover image
Genere

horror

Durata

1h 47\'

Sceneggiatura

Alexandre Aja - Gregory Levasseur

Cast

Maxime Giffard, Michael Baley Smith, Tom Bower, Ted Levine, Kathleen Quinlan, Dan Byrd, Emile de Ravin, Aaron Stanford, Vinessa Shaw, Maisie Camilleri Preziosi, Robert Joy, Laura Ortiz

Musica

Tomandandy

Fotografia

Maxime Alexandre

Montaggio

Baxter

Data

29 Agosto 2006

Uscita Film

Agosto 2006

trailer

Le colline hanno gli occhi

Alexandre Aja (USA, 2006)

Sarebbe divertente osservare Nanni Moretti mentre assiste a un film come questo. Se Henrylo aveva disturbato tanto, viene spontaneo domandarsi cosa mai gli potrebbe provocare la visione di un film di Aja, il francese finito sulla bocca di tutti – si fa per dire – per il devastante Haute Tensiondi due anni or sono. Wes Craven invece ha voluto espressamente il regista per la realizzazione del remake di un suo classico del ’77, quel The Hills Have Eyes diventato più famoso dei suoi meriti. Craven è sempre stato uno oltremodo lungimirante, azzeccando diversi film in carriera, inseguendo sempre l’idea giusta con una serie di cult del genere: L’ultima casa a sinistra, Nightmare, Dovevi essere morta, Il serpente e l’arcobaleno, Scream. Quel che gli è sempre mancato è il tocco, la padronanza delle inquadrature, dei tempi, dell’insieme della realizzazione. Nei suoi film insomma c’è sempre qualcosa che doveva essere fatto meglio.

Fortunatamente per il pubblico del 2006, Alexandre Aja insieme al fidato Gregory Levasseur dimostra con questo remake di sapere fare molto meglio del maestro e ci consegna un vero festival del gore, un saliscendi della tensione che va a ritmo sempre più spedito, e segna finalmente la definitiva ri-accettazione hollywoodiana del sangue. Sembra una cosa da niente, ma per tutti gli anni ’90 e buona parte degli ’80 farne vedere quattro gocce era una cosa vietata come e più di un amplesso o di una sigaretta accesa. Evidentemente tutti questi anni di governo repubblicano e di pugni di ferro in medioriente hanno vaccinato il pubblico americano o - come qualcuno denuncia - lo hanno reso più sadico.

Questo Aja lo sa perfettamente: e così spinge leggermente il pedale sul tasto della denuncia politica, elemento presente già nell’originale del resto. C’è una battuta che il padre di famiglia lancia lì a mezza bocca, dicendo che chi vota democratico non saprebbe usare una pistola nemmeno se lo volesse. Poi vediamo l’occhialuto democratico in questione trasformarsi in uno spietato giustiziere perché mosso dalle necessità. Alla fine la morale di Aja sembrerebbe abbastanza simile a quella di Bush e Condy: se vieni aggredito, per rimanere in vita devi aggredire. Ma i nemici dell’America non vengono da un posto esotico, situato al di là del Mar Nero. I nemici dell’America vengono dai propri errori. Nella fattispecie dai risultati nefasti che le radiazioni degli esperimenti nucleari degli anni ’50 hanno prodotto.

Il freak sulla sedie a rotelle, denominato dal regista affettuosamente e ironicamente… Big Brain (che lui e Nicotero hanno realizzato ispirandosi ad una foto diffusa da Greenpeace ngli anni ’80 per denunciare gli effetti delle radiazioni di Chernobyl e dell’Agente Arancio in Vietnam) canta l’inno nazionale mentre la bandiera a stelle e strisce è conficcata nel cervello del repubblicano convinto. Un film del genere non nasce con l’unico scopo di fare della satira politica, ma probabilmente è più corrosiva qui che in un pseudo film d’autore sperimentale (qualsiasi riferimento a Lars Von Trier e alla sua carrellata di redneck anni ‘30 è voluto).

Per il resto Aja si conferma uno stratega della tensione e un vero metteur en scenedella crudeltà. La sequenza madre dell’irruzione in roulotte dei deformi Jupiter (l’originale Jupiter del ’77 si è visto recentemente inThe Devil Rejects di Rob Zombie) e Lizard ha subito qualche taglio qua e là per evitare il divieto ai minori di 18 anni, ma anche così è roba forte. Tutta la sequenza ambientata nella cittadina abbandonata con tutti quei manichini a rappresentare il simulacro della società moderna (idea totalmente assente nell’originale) è invece una sapiente miscela di gore e macabra visionarietà. Il deserto del Marocco, fatto passare per il New Mexico (o come metafora del deserto iracheno), disegna i contorni di un cripto-west che a tratti fa venire in mente il Dust Devil di Richard Stanley, senza però possederne la stessa magia visiva.

Adesso aspettiamo The Waiting, prodotto ancora da Craven. Se Alexandre Aja non sbaglia nemmeno quello è di diritto - insieme a Rob Zombie -  il nuovo guru dell’horror contemporaneo.

copertina pdf #91