La Sera Della Prima
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Genere

drammatico

Durata

1h 54’

Sceneggiatura

Thimothy J. Sexton, Alfonso Cuaròn

Cast

Clive Owen, Michael Caine, Julianne Moore, Charlie Hunnam , Chiwete Ejiofor

Musica

John Tavener

Fotografia

Emmanuel Lubezki

Montaggio

Alex Rodriguez

Data

20 Dicembre 2006

Uscita Film

Novembre 2006

trailer

I figli degli uomini

Alfonso Cuaròn (USA, 2006)

Immagini dal futuro possibile? Appunti sull’imminente disastro? Apologia hollywoodiana del collasso? Forse questo film è quanto di più vicino si possa immaginare alla realtà del prossimo cinquantennio. Non è un dato di fatto, ovviamente, perché Alfonso Cuaronnon è Nostradamus, ma una sensazione netta, un gusto inquietante che pervade i pensieri mentre in sala si accendono le luci e partono i titoli di coda. Siamo nel 2027 nell’apocalittica Inghilterra, e i Pesci - organizzazione ecoterrorista - lottano per scatenare la rivolta in un mondo sterile: su tutta la terra da anni non nasce un bambino, l’amore sembra scomparso e la speranza è affidata ad una giovane donna di colore incinta.

La leader del gruppo è Julian (Julianne Moore), che a sua volta crede in Theolonius (Clive Owen), stralunato protagonista, antieroe investito suo malgrado dal compito ingeneroso di salvare il mondo. Jasper (Michael Caine) è una visione hippie che coltiva ganja e ascolta Ruby Tuesdaydegli Stones in versione Battiato (???), rollando ottimismo nelle cartine. Tutto il film vive di immagini e sensazioni contrapposte: l’ironia si mescola alle lacrime, i boschi e le campagne stridono con alienate oscurità metropolitane, la luce emerge dal buio lottando con raggi sottili contro il grigio. Vetrate incolori, sottopassaggi lerci, rifiuti in fiamme e colori seppia nelle aree urbanizzate, e accanto, alberi che dondolano altissimi sfrondando dolcemente al vento.

E poi scontri a fuoco, polizia senza umanità, messaggi per scoraggiare l’immigrazione non autorizzata, stranieri disperati messi in gabbia nella versione degenerata dei Cpt. Il fatidico parto, il primo da tanti anni, avviene in un tugurio, sul confine dei diseredati, nell’umido di una stanza buia, con il bue e l’asinello assenti giustificati. Davanti alla bimba la guerriglia si placa, con un miracoloso cessate il fuoco sulla scia del vagito. La scena avviene in un casermone di periferia, simile alle vele di Secondigliano, ammassato da profughi e disperati che vivono in pochi metri, con giardinetti tra le macerie, cortili di cemento e galline a razzolare tra scale e follia. E proprio gli animali popolano in ordine sparso l’intero film, tracce sparse di una natura che non si piega all’apocalisse: mucche, galline, cani domestici, pappagalli e una specie di lama che attraversa il corridoio a Theo.

Forse bisognava partire dalla fine, con Theo, la bambina e la madre in attesa alla boa della mistica nave Tomorrow, per portare la bimba al progetto umano e coltivare l’ultimo seme di speranza. Forse bisognava raccontare le onde, quella piccola barca a remi, la morte e la speranza, perché era più giusto. Ma il film resta in mente, confonde, lascia quello strano brivido del futuro possibile. Fortunatamente Alfonso Cuaron non è Nostradamus. Forse. Speriamo.

copertina pdf #91