La Sera Della Prima
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Genere

drammatico

Durata

92\'

Sceneggiatura

Patrick Marber (dal romanzo di Zoe Heller)

Cast

Judi Dench, Cate Blanchett, Tom Georgeson

Musica

Philip Glass

Fotografia

AA.VV.

Montaggio

AA.VV.

Data

29 Aprile 2007

Uscita Film

Febbraio 2007

trailer

Diario di uno scandalo

Richard Eyre (GB, 2007)

Lo scandalo al centro del film non è tanto quello che unisce la giovane Sheba, docente di arte in un liceo inglese, al suo alunno quindicenne quanto, soprattutto, quello dell’amore senile, testardo, egoista e saffico che colpisce Barbara, anche lei docente nello stesso liceo, per l’amabile collega. È la storia di un triangolo d’amore postmoderno alquanto variegato: un quindicenne, una giovane naif e una conturbante, enigmatica, virile lesbica attempata. Il diario del titolo è quello che Barbara scrive in un contesto domestico solitario e rigoroso che il film mostra molto lentamente.

Fin dall’inizio la storia è raccontata da Barbara in voice-over, le sue parole sono tratte da un’ipotetica lettura del diario e l’ambiente è quello offerto da una versione avariata del rigore British dei collegi: gli alunni pensano più a giocare o a scopare che alla storia o alla letteratura, zero stimoli. Mancanza di stimolo anche a casa della giovane maestrina Sheba: on rischia di diventare una famiglia perfetta in pieno ambiente liberal (e il confronto di classe è presente come al solito nella tradizione inglese) solo perché c’è la presenza disturbante del ragazzino Down. Presenza che viene definita in modo assolutamente politically incorrect da Barbara in voice-over: “imbarazzante presenza, a tratti noiosa”.

Scandalo del pensiero che rimane in una parte inespressa (o confidenziale: il diario) di una donna inglese abituata al “cannibalistico bon ton” di un paese dove le cose si pensano ma non si dicono mai, tutto segreti e bugie. L’obiettivo di Barbara è sbarazzarsi dell’ingombrante presenza della famiglia di Sheba. E la voglia di sesso in questa versione d’amore non c’entra assolutamente nulla, rispetto a quell’altro tipo di scambio intimo con il ragazzino (e non potrebbe che essere così). Tant’è che non si va oltre ad un’innocua carezza sulle braccia che, però, è tanto più imbarazzante, raccapricciante perché oscena (fuori dalle usuali rappresentazioni dove è quasi sempre assente l’amore fisico senile), di quanto possano essere i palesi e sgrammaticati messaggi che lui manda al suo oggetto del desiderio, generalmente stra-sentiti e spacciati ovunque e quindi non scandalosi. Ma l’amore che vuole Barbara è diverso.

Prima di tutto è mentale, non solo nel senso di ‘cerebrale’ ma nel senso della totale autonomia, dell’autarchia (il diario è una delle forme letterarie più autarchiche, vedi Anais Nin). In sostanza i diari vivono di vita propria e finiscono per lamentare un problema di distacco dal mondo esterno, di mancate coincidenze. Il film è avvincente e intrigante soprattutto all’inizio, si perde un po’ nella seconda parte ma c’è un prefinale intenso (il montaggio alternato tra Sheba e Barbara) e un finale ancor più beffardo e cattivo. Sheba/Cate Blanchett è luminosa nonostante l’imbarazzante ingenuità del suo personaggio, Barbara/Judi Dench è intensa secondo un ritmo perfetto.

copertina pdf #91